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Università e Comunicazione: i casi di Ferrara e Pavia a confronto

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11 A questa situazione si aggiunge una struttura amministrativa inadeguata per i nuovi compiti di gestione e per l’ampia autonomia istituzionale. Vi è, infatti, una carenza di strutture e una carenza di personale, a cui si aggiunge un deficit culturale rispetto ai cambiamenti in atto: permane nel personale amministrativo una cultura volta alla conformità procedurale ancora distante dalle più recenti tecniche di management universitario. Per quanto riguarda la nuova struttura curricolare, sono state introdotte delle innovazioni che toccano la durata degli studi, la diversa offerta curricolare e quindi i suoi contenuti, e che introducono la logica del problem-driven collegata alla necessità di avere competenze spendibili sul mercato del lavoro. Tuttavia, molti corsi sono stati istituiti solo a livello cerimoniale senza un effettivo ripensamento strutturale. Si ritrovano così corsi già esistenti a cui si è cambiata solo la denominazione, o corsi tradizionali quadriennali compressi in triennali, o corsi istituiti solo per esigenze di alcuni docenti che posseggono una posizione di potere all’interno della facoltà, o ancora, alcuni corsi sono stati introdotti perché di moda e quindi in grado di attrarre più facilmente nuovi studenti. Per capire, infine, la dimensione del lavoro accademico e le modifiche che ha subito a seguito della riforma, secondo Vaira vanno presi in considerazione tre aspetti fondamentali: 1. Sono aumentati i compiti e le responsabilità per i docenti negli ambiti della formazione, della ricerca e dell’organizzazione nella comunità accademica. Il carico didattico è cresciuto a causa della differenziazione dei curricoli, dall’incremento dei corsi e dall’aumento del numero di studenti. Sul lato della ricerca, i docenti devono convincere organizzazioni esterne a finanziare le loro attività di ricerca dimostrando la loro applicabilità ed utilità (devono accantonare, almeno in parte i tradizionali criteri della conoscenza disinteressata). Infine devono occuparsi di aspetti legati all’organizzazione, a causa anche delle carenze della struttura amministrativa, come il tutoraggio, l’orientamento e il coordinamento di attività extra-didattiche; 2. L’attività didattica, di ricerca e le pubblicazioni dei docenti vengono continuamente monitorate e valutate, perché da questa dipendono i finanziamenti all’Ateneo, la carriera del docente e la soddisfazione degli studenti (e quindi la permanenza di questi ultimi nei corsi e una maggiore attrazione che si misura in nuove iscrizioni). Comunque, ancora oggi, questa valutazione non sembra essere utile ed efficace perché è ridotta ad una mera pratica formale senza effettive conseguenze legate alla prestazione. 3. Ai docenti si richiede una sempre maggior flessibilità didattica, cioè di adattamento ai contenuti della nuova didattica, alla durata, al tipo di corsi di studi, agli obiettivi formativi, etc. aumentando così il lavoro dei docenti. Inoltre, in seguito alla proliferazione di nuovi corsi, la domanda per la didattica è cresciuta e ha anche incontrato diversi ostacoli dovuti ad un basso tasso di reclutamento di nuove leve accademiche rispetto agli avanzamenti di posizione (dovuto ai pochi finanziamenti pubblici e allo sblocco delle carriere del decennio precedente). Per
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Università e Comunicazione: i casi di Ferrara e Pavia a confronto

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Informazioni tesi

  Autore: Linda Finardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Relatore: Cicala Curzio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

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