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Psicodinamica della depressione post-partum: uno studio sulla prevalenza e sui fattori di rischio correlati

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10 senza alcuna implicazione eziopatogenetica (Cassano et al., in Pancheri, Cassano, 1992). Attualmente, nei sistemi classificatori dell’American Psychiatric Association, la depressione endogena va a corrispondere alla diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore, caratterizzato da un’evoluzione sintomatologica estremamente variabile; esso può presentarsi come evento isolato o con andamento episodico ricorrente, di stampo unicamente depressivo oppure in alternanza ad episodi maniacali determinando in tal caso il quadro di una psicosi maniaco-depressiva, oggi denominata Disturbo Bipolare (DSM-IV-TR, 2000). La PSICOSI MANIACO-DEPRESSIVA può essere definita come una sindrome clinica caratterizzata da un’alternanza periodica di episodi depressivi e di episodi di eccitamento maniacale (Giberti, Rossi, 1986). Essa è una malattia nota fin dall’antichità che, rispetto ad altre entità psichiatriche, sembra aver mantenuto una certa costanza sintomatologica nel tempo (Cassano et al., in Pancheri, Cassano, 1992). Negli scritti di Ippocrate si riscontrarono i primi riferimenti clinici sui disturbi affettivi, con l’introduzione del concetto di “melanconia”, considerata conseguenza dell’azione patogena della bile nera sul cervello (melos= nero; cole= bile). Nel primo secolo dopo Cristo, Areteo di Cappadocia descrisse melanconia e mania con osservazioni così acute e profonde da essere paragonabili alle vedute moderne e per primo colse il legame tra le due forme. Fu comunque a partire dagli inizi dell’Ottocento, con la nascita della psichiatria moderna, che si giunse alle prime interpretazioni nosografiche secondo un modello scientifico. Esquirol coniò il termine “monomania”, un delirio parziale che comprendeva la patologia espansiva e la “lypemania”, corrispondente alla depressione. Falret, nel 1854, riconobbe l’alternanza tra melanconia e mania ideando la nozione di “follia circolare”, nominata da Baillarger, suo contemporaneo, come “follia a doppia forma”. Kraepelin, nel 1899 e più compiutamente nel 1913, identificò due grandi psicosi endogene: la dementia praecox (ribattezzata schizofrenia nel 1911 da Bleuler) e la psicosi maniaco-depressiva; quest’ultima sindrome, nelle sue molteplici varietà, comprendeva la mania semplice, la maggior parte dei casi di melanconia e la follia circolare-periodica, accomunate da una predisposizione costituzionale e genetica analoga. Leonhard richiamò l’attenzione sulle peculiarità di decorso di tale psicosi, proponendo nel 1968 la dicotomia
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Psicodinamica della depressione post-partum: uno studio sulla prevalenza e sui fattori di rischio correlati

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Informazioni tesi

  Autore: Daniela Santinon
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Piera Brustia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 257

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