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Il reinserimento dei perseguitati razziali nel secondo dopoguerra. L'itinerario della legge n. 96 del 10 marzo 1955

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Dalla negazione alla restituzione dei diritti imprecisa, in quanto aveva rese sospette di ebraismo un'infinità di persone dal cognome ritenuto insolito rispetto al luogo di residenza o di origine. Gli ebrei dal canto loro, nonostante il clima di diffidenza che li circondava, si erano sottoposti diligentemente alla rilevazione, perchè rassicurati dall'atteggiamento del regime, da una situazione di relativa tranquillità, non certo paragonabile a quella degli ebrei di Germania e dell'Est europeo, ma nello stesso tempo costretti a rispondere con esattezza a tutti i quesiti posti dalla scheda da precise sanzioni. Nella scheda essi avevano dovuto dichiarare, oltre a tutti i dati anagrafici - compresa paternità e maternità, stato civile, luogo e data di matrimonio, professione o condizione ecc. - la propria eventuale appartenenza alla "razza ebraica" o il grado di parentela o affinità con componenti della famiglia, appartenenti o appartenuti alla "razza ebraica". Gli ebrei dovevano, inoltre, dare informazioni sulla loro nazionalità, sulla religione professata, sulle benemerenze acquisite e sull'iscrizione al Partito fascista. Insomma si trattava di una vera e propria schedatura, che si sarebbe rivelata preziosissima per la successiva normativa antiebraica. 19 Dal censimento risultarono presenti in Italia, nell'agosto del '38, "58.412 individui di <<razza ebraica>>, dei quali 11.756 convertiti ad altre religioni o figli non ebrei di matrimonio misto. I professanti la religione ebraica erano dunque 46.656, tra ebrei italiani e stranieri" 20 . Quando nel settembre del '38 il regime emanò i primi provvedimenti discriminatori, il "terreno" era dunque stato adeguatamente preparato. Tutta l'operazione del censimento era stata infatti preceduta e accompagnata da una crescente campagna denigratoria contro gli ebrei alimentata dalla stampa. La propaganda, che pure aveva cercato di non suscitare allarmismi eccessivi, era stata concepita nell'intento di indurre la popolazione "ariana", storicamente poco portata all'antisemitismo, a prendere le distanze il più possibile dagli ebrei e ad accogliere l'introduzione della normativa razziale con la stessa acquiescenza dimostrata ormai da tempo al regime. Nel solo mese di settembre vennero emanati a tamburo battente cinque regi decreti-legge, tre dei quali contenevano divieti, interdizioni e 19 Ibid, pp. 22-23. 20 L. PICCIOTTO FARGION, Gli ebrei di Torino deportati, in F. LEVI, L'ebreo in oggetto, cit., p. 162. 16
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Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Corradini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Fabio Levi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 207

FAQ

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