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Il reinserimento dei perseguitati razziali nel secondo dopoguerra. L'itinerario della legge n. 96 del 10 marzo 1955

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Dalla negazione alla restituzione dei diritti Consiglio, e tradotta in legge con i Provvedimenti per la difesa della razza italiana emanati il 17 novembre del '38 tramite Regio-decreto n. 1728. All'art. 8 si stabiliva infatti che: "d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. e) Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1° ottobre del 1938-XVI, appartenga a religione diversa da quella ebraica" 24 . Tale ridefinizione delle coordinate dell'appartenenza razziale, per cui la religione professata diveniva determinante, poneva in discussione i criteri adottati dal censimento, e declassava tutta quell'operazione a "mera rilevazione statistica" 25 . Inoltre, comportava un'ulteriore lavoro di indagine e raccolta di documenti: in primo luogo per i "sospetti" ebrei che potevano eventualmente dimostrare, attraverso certificati di battesimo e di matrimonio cattolico, la loro estraneità alla religione ebraica e in secondo luogo per gli uffici addetti alle verifiche di tutte quelle pratiche. Una volta accertata l'appartenenza alla "razza ebraica", sempre a norma del Regio-decreto n. 1728, questa doveva essere denunziata, a cura dell'interessato, e annotata nei registri dello stato civile e della popolazione. Per l'ufficiale dello stato civile veniva introdotto anche l'obbligo di verificare l'appartenenza razziale dei richiedenti le pubblicazioni di matrimonio, in quanto, con l'entrata in vigore dei Provvedimenti per la difesa della razza italiana, il matrimonio tra ariani ed ebrei era vietato o dichiarato nullo nel caso fosse stato celebrato in contrasto con la disposizione. Le limitazioni della libertà personale, contenute nei Provvedimenti, che avevano riflessi immediati sulla sfera privata degli ebrei, erano peraltro assai numerosi. Ai cittadini italiani di "razza ebraica" era vietato: - esercitare l'ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica; - avere alle proprie dipendenze domestici di razza ariana; 24 "Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia", in M. SARFATTI, Documenti della legislazione antiebraica, cit.. 25 F. LEVI, L'ebreo in oggetto, cit. p. 35. 19
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Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Corradini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Fabio Levi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 207

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