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''Triora e il Paese delle Streghe'' Vita e mutamenti di un borgo dell'estremo ponente ligure

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17 essere stata oggetto di lotte tra italiani e francesi, nel 1947 con il Trattato di pace di Parigi venne ulteriormente smembrato arrivando all’estensione attuale. Anche se raggiungibile con mezzi motorizzati, questi non possono penetrarvi e, lasciati, bisogna percorrere 2,7 Km prima di giungere alla casermetta (1.700 m s.l.m.): questa è un edificio, ora restaurato, un tempo adibito a riparo per pastori e armenti, a vivaio per le piantine usate per il rimboschimento ed, ovviamente, come zona militare. In effetti la foresta, come è oggi, è il frutto della mano dell’uomo: sparito, dalla parte alta del monte, il pascolo con qualche larice e, dalla parte bassa, il bosco di latifoglie (gli alberi di faggio erano soggetti a sistematici tagli) mentre nel 1911 l’80% del territorio era composto da larici e abeti. Durante l’ultimo periodo bellico la casermetta era affidata ad un comandante tedesco ed alcune anziane signore ricordano il lavoro di rimboschimento che facevano sul Gerbonte piantando abeti, pini o estirpando rododendri. Dal rifugio si possono intraprendere molteplici itinerari di osservazione: la foresta è composta da alberi di sorbo, aceri, abeti, pini e, anche se concentrati sul versante settentrionale, da faggi. I larici sono particolarmente presenti e se ne possono osservare anche di secolari, sfuggiti al taglio. I rododendri non sono del tutto scomparsi e tra i fiori spiccano l’aquilegia ed il giglio rosso. Il comune di Triora nella sua totalità è un importante serbatoio di specie botaniche ed animali. Dal punto di vista della flora ospita molti endemismi e si possono incontrare sia piante abituate a climi glaciali, sia piante carnivore: anche considerando il notevole scarto di altitudine o la vicinanza al mare, questi vegetali sono considerati come “relitti” o “fossili viventi” di epoche passate. E’ ovvio che sono presenti anche erbe e alberi tipici della macchia mediterranea come ad esempio l’alloro, il biancospino, la borragine, la felce, il finocchio selvatico, il gelso, la genziana, il ginepro, la ginestra, l’ippocastano, la malva, la menta, l’origano, querce, ribes, rosa canina, rosmarino, rovi con more, salvia, sambuco, santoreggia, tiglio, timo, viole, ecc. In questo elenco si possono annoverare anche le “droghe” citate nei trattati sulla stregoneria: acanto, belladonna, digitale gialla, dulcamara, giusquiamo, iperico, pervinca, stramonio, strigonella, ecc.
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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Miceli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Massimiliano Marangon
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

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