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I delitti aggravati dall'evento

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A sostegno della concezione giuridica si invoca il testo degli artt. 40 e 43 c.p., nei quali si parla di evento “da cui dipende l’esistenza del reato”. Tale espressione dimostrerebbe che ogni reato consiste nella lesione o messa in pericolo di un bene giuridico e che, quindi, per il nostro codice, l’evento va considerato in senso giuridico 9 . Se si considera lo stato attuale della nostra legislazione penale ci si avvede, però, che l’equazione reato-lesione (o concreta messa in pericolo) di un bene giuridico talora suona più come una retorica affermazione di principio, che come un dato che trova conferma nella realtà. L’ordinamento penale vigente, infatti, contiene anche fattispecie criminose strutturate in modo così difettoso sotto il profilo della tecnica legislativa, da far cadere in crisi l’assetto della necessaria compenetrazione tra tipicità e offesa al bene (in questo senso il deficit di tipicità si traduce in un deficit di offensività) 10 . Senonché, nel tentativo di una parte della dottrina di valorizzare il concetto di evento giuridico per rimediare all’insufficiente tipizzazione legislativa di alcuni tipi di illecito, si annida anche il rischio di sovrapporre arbitrarie opzioni interpretative del giudice alle scelte del 9 Si cade così in una petitio principii quando si ritiene che disposti quali gli artt. 40 e 43 c. p., ed anche l’art. 49 c. p., si riferiscano a un evento in senso giuridico (così M. Gallo, Il dolo-oggetto e accertamento, Milano, 1953) e che il codice penale vigente rifletterebbe la teoria di A. Rocco sull’oggetto giuridico del reato “messa in versi” (così ancora M. Gallo, L’elemento oggettivo del reato, cit., p. 52) per cui la lesione o messa in pericolo (offesa) del bene protetto sarebbe stata dal legislatore configurata come un risultato che sempre si aggiunge all’azione delittuosa (Fiandaca-Musco, Diritto penale. Parte generale, cit., p. 193). In realtà, di concetti di evento inteso in senso giuridico, e tanto meno di concetti quali lesione o offesa del bene tutelato, non v’è traccia alcuna né nel codice nè nella Relazione al progetto definitivo. Si tratta infatti di una elaborazione logico-concettuale di matrice esclusivamente dottrinaria. La verità è che la grande maggioranza della dottrina — seguendo la costruzione fattane da Antolisei (L’azione e l’evento nel reato, op. cit.) — non si è mai posta il quesito se, in quei disposti e in altri eventualmente rinvenibili, il legislatore non avesse fatto altro che riferirsi unicamente a un evento naturalistico inteso in senso ampio, comprensivo di quello concomitante alla realizzazione della condotta. Ne è risultato che da lungo tempo la distinzione tra reati di pura condotta e reati di evento appare acquisita in seno alla dottrina col valore di un dogma inconfutabile. 10 Si consideri, ad es., una fattispecie di mera condotta quale il reato di «interesse privato in atti di ufficio», recentemente abrogato dal nostro legislatore: stante la profonda incertezza relativa all’individuazione delle condotte veramente conformi a questa ipotesi delittuosa, si era ritenuto da parte di taluno che un aggancio al concetto di «evento giuridico» consentisse interpretazioni più univoche. Ma un discorso non troppo dissimile può valere oggi, rispetto a non poche fattispecie incriminatrici contenute nel vigente ordinamento. 7
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I delitti aggravati dall'evento

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Informazioni tesi

  Autore: Sonia Di Gialleonardo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: VincenzoScordamaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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Parole chiave

art 27 cost
causalità
colpa aggravata
colpa presunta
colpevolezza
condizioni di punibilità
delitti aggravati dall'evento
delitto preterintenzionale
dolo eventuale
evento
imputabilità
prospettive di riforma
reato aberrante
reato complesso
responsabilità oggettiva
responsabilità personale

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