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Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud

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12 commento. Considerare il testo come il punto di partenza del lavoro teatrale significa, come è stato osservato, ritenerlo detentore di valore e custode di un logos assoluto, il che equivale a presupporre che il testo sia posto come ciò che è, come oggetto dotato di verità propria, e che la chiosa del testo stesso sia conseguentemente nient’altro che un esercizio ermeneutico. Carmelo Bene ribadisce più volte nel Teatro senza spettacolo come l’approccio nei confronti dei classici abbia sempre rispecchiato l’atteggiamento appena descritto, causando necessariamente la trasformazione dei gesti compiuti in teatro in pensieri, in commenti stessi appunto. Antonin Artaud d’altra parte aveva già indicato con precisione l’atteggiamento che era necessario assumere nei confronti dei classici: in Basta con i capolavori egli ribadisce più volte quanto il rispetto per ciò che è scritto, e che quindi «ha assunto una forma», possa essere deleterio per l’attività teatrale. L’aver propinato alle folle per lungo tempo solo ed esclusivamente un teatro descrittivo e narrativo, ne ha causato a lungo andare l’allontanamento: la gente si è disabituata ad andare a teatro e ha cominciato a considerarla un’arte inferiore. In realtà, avverte Artaud, non si trattava di vero teatro ma solo di una «menzogna», che manteneva il pubblico distaccato dalla scena imponendogli una rappresentazione che non lo scuoteva mai adeguatamente nelle sue fondamenta. «Bisogna porre fine a questa superstizione dei testi e della poesia scritta…i capolavori del una destabilizzazione del suo ruolo, «sposta il centro dell’attenzione (la postura) di chi legge verso il gesto, l’azione fisica che attraversa la pagina scritta, […] i testi di Artaud […] mostrano, ancor prima di tematizzarla, la loro natura di pratica che fa opera e perciò, propriamente, non può esserlo». Introducendo la nozione di ‘operatività’, si delinea così in questo testo una possibile soluzione ai problemi emergenti di fronte alla peculiarità dei testi di Artaud: questi ultimi verranno considerati «come lo spazio circoscritto di un’attività, fase di un progetto che lì precipita senza esaurirvisi», come qualcosa che inevitabilmente scuota e mobiliti il lettore, costretto a mettersi in gioco e a interrogarsi lui stesso, in «Un procedere per torsioni e ricorrenze, le quali costituiscono l’esercizio che, praticandolo nella propria scrittura, Artaud impone al lettore». F. Cambrìa, Corpi all’opera: teatro e scrittura in Antonin Artaud, Jaka Book, Milano, 2001, pp. 21-23 (corsivo nel testo).
Anteprima della tesi: Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud, Pagina 10

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Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud

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Informazioni tesi

  Autore: Rachele Bonifacio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maddalena Mazzocut Mis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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