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Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud

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6 I LA NON RAPPRESENTAZIONE Il teatro a cui Carmelo Bene ha sempre dichiarato di non appartenere è quello «di rappresentazione», narrativo. Nel Teatro senza spettacolo è egli stesso a dichiarare il distacco dalla drammaturgia classicamente intesa, che da sempre ha cercato di seguire le leggi di un genere, come indicato in quello che viene non a caso considerato il manifesto della poetica classica 7 . «Affrancato dal tempo, il teatro della trinità aristotelica è finalmente (dopo millenni) esploso, per convertirsi (sperdersi) nel non-luogo del teatro, oltre «questo» e/o «quel» 7 Si fa ovviamente riferimento ala Poetica aristotelica, trattato dedicato quasi esclusivamente alla tragedia, il cui concetto principale è quello di imitazione, termine utilizzato ormai con una valenza completamente diversa da quella ontologica che aveva assunto con la filosofia Platonica. Superata la trascendenza dell’idea infatti, (e decaduta quindi anche l’accezione negativa del significato come ‘imitazione di secondo grado’, o ‘imitazione di imitazione’), oggetto di imitazione diventano con Aristotele le “azioni degli uomini”; che a teatro vengono non narrate, bensì rappresentate drammaticamente. Esse vanno a costituire, nella loro composizione, l’intreccio o racconto, la parte più importante tra quelle qualitative ed essenziali della tragedia, elencate dettagliatamente: il racconto, i caratteri, il pensiero, l’elocuzione, la musica, lo spettacolo. L’importanza del racconto per Aristotele è tale che egli arriva ad affermare che la tragedia dovrebbe essere in grado di rivelare tutto il suo valore anche alla semplice lettura. Proprio alla luce della constatazione di tanta importanza, appare evidente il largo spazio che Aristotele riserva alla trattazione di un esame particolareggiato delle condizioni cui il racconto deve rispondere. Esso deve in primo luogo costituire un tutto compiuto, ovvero deve possedere una certa grandezza, la quale consenta di distinguere un inizio, una parte centrale e una fine: è necessario, in altre parole, che il racconto sia chiuso in sé e che le differenti parti contenute al suo interno siano adeguatamente articolate ed organizzate. Inoltre, le connessioni tra i fatti presentati devono essere necessarie, o almeno probabili e verosimili, ma in ogni caso non casuali: questo garantisce l’unità del racconto. In secondo luogo la tragedia dovrà avvalersi di linguaggio e ritmo (il mezzo), attenersi ad un carattere drammatico (il modo), e infine dovrà possedere un particolare effetto, quello di suscitare sentimenti di pietà e terrore, dai quali consentire successivamente la purificazione. «La tragedia è dunque imitazione di un’azione nobile e compiuta, avente grandezza, in un linguaggio adorno in modo specificamente diverso per ciascuna delle parti, di persone che agiscono e non per mezzo di narrazione, la quale per mezzo della pietà e del terrore finisce con l’effettuare la purificazione di cosiffatte passioni». Arist., Poeth., 6, 1449 b 21.
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Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud

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Informazioni tesi

  Autore: Rachele Bonifacio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: MaddalenaMazzocut Mis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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