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Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud

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8 quelle che costituiscono le vere e proprie fondamenta della storia dell’occidente. Artaud intende ristabilire un’idea di teatro che vada al di là del semplice evento organizzato in un luogo preciso per fare uno spettacolo, restituendogli la sua essenza originaria, la sua necessità, che non ha nulla a che vedere con la rappresentazione come mimesis 11 . Se è vero allora che le azioni umane di cui parla Aristotele sono presentate sotto forma di racconto in un testo, il primo passo consisterà nell’allontanarsi da esso, nel modificare il rapporto con lo scritto fino a quel momento vigente: «Questa, più d’ogni altra, mi sembra una verità elementare: il teatro, arte autonoma e indipendente, per risorgere o anche soltanto per vivere, deve sottolineare ciò che lo differenzia dal testo, dalla parola pura, dalla letteratura, e da ogni altro mezzo scritto e codificato. Si può benissimo continuare a concepire un teatro fondato sulla preminenza del testo – un testo sempre più verboso, prolisso e noioso, cui sottomettere l’estetica scenica. Ma questa concezione, che consiste nel far sedere i personaggi su un certo numero di sedie o di poltrone messe in fila, e nel far raccontare loro storie magari meravigliose, se non è necessariamente la negazione assoluta del teatro, […] ne è piuttosto la perversione» 12 . Il termine utilizzato è da intendere nel suo significato letterale, cioè propriamente come un’inversione, per mezzo della quale la vera forza del teatro è stata pervertita, eclissata, nascosta da quella «catena infinita delle rappresentazioni» 13 , che ha sempre caratterizzato la storia della scena occidentale. Il legame con il testo dà infatti il via alla serie di rapporti che lega tra loro l’autore, gli attori, i registi e gli spettatori. La parola, intesa come logos, domina dall’esterno la scena teatrale, imponendovi il suo senso: questa constatazione porta Derrida a definire la scena occidentale 10 Ibidem. 11 Ivi, pp. 9. Ci occuperemo più avanti, specificamente, di quest’idea di essenza originaria a cui Artaud intendeva rifarsi per la creazione del suo teatro della crudeltà. 12 A. Artaud, Lettere sul linguaggio, in Il teatro e il suo doppio, cit., pp. 220-221. 13 J. Derrida, op. cit., pp. 12.
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Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud

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Informazioni tesi

  Autore: Rachele Bonifacio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maddalena Mazzocut Mis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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