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La politica comunitaria in materia di lavoro degli extracomunitari

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libertà, sicurezza e giustizia, espressione mutuata dal linguaggio politico 48 per indicare la libera circolazione delle persone e la cooperazione di polizia, amministrativa e giudiziaria in materia civile e penale. Strumenti idonei a combattere la criminalità e collaborazione tra le autorità amministrative e giudiziarie sono considerati presupposti necessari alla realizzazione della libera circolazione che è “libera” cioè, se non è condizionata da volontà diverse da quella del diritto comune europeo. In altre parole, la circolazione intracomunitaria è libera solo se c’è rispetto delle regole comuni. E’ evidente che la libera circolazione delle persone tra i paesi membri dell’Unione europea non può essere pienamente realizzata fin tanto che gli stessi diritti non vengano attribuiti ai cittadini di Stati terzi regolarmente soggiornanti entro il territorio comunitario, la maggioranza dei quali sono lavoratori attivi, come si evidenzia nelle statistiche (figura 7). Inoltre la libera circolazione dei lavoratori cittadini di Stati terzi è vista dalla Commissione come un vantaggio competitivo che può conferire dinamicità ai mercati del lavoro comunitari (dettagli nel capitolo 7). Obbiettivo primario del titolo IV è l’attribuzione alla Comunità dei poteri necessari per realizzare la libera circolazione dei cittadini degli Stati membri; ciò è confermato dall’art 61 par.1 lett. a) che considera le “misure volte ad assicurare la libera circolazione delle persone a norma dell’art.14”, che parla di mercato interno e si riferisce principalmente ai lavoratori di cui al titolo III (Libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali), e a tale scopo si dispone, all’articolo successivo, l’abolizione dei controlli sulle persone alle frontiere sia per i cittadini dell’Unione che per quelli di paesi terzi. Questa prima norma è l’unica, nel titolo IV, che riguardi i cittadini europei; le altre norme del titolo riguardano infatti soltanto i cittadini extracomunitari. La libertà di circolazione dei cittadini comunitari non potrebbe essere realizzata senza abolire anche i controlli personali sugli extracomunitari. Al fine di raggiungere tale obbiettivo si prevede 49 l’adozione di misure volte a garantire l’assenza di controlli sulle persone all’attraversamento delle frontiere interne. Tale assenza di controlli di per sé comporterebbe uno scompenso perché gli Stati membri che esigevano controlli più rigorosi potrebbero vedersi inermi di fronte all’invasione di stranieri transitanti attraverso paesi membri con sistemi di controllo meno severi. Viene prevista dunque l’adozione di misure 50 compensative di controllo sulle persone alle frontiere esterne che garantiscano un grado di efficacia approvato da tutti gli Stati membri ed alle quali essi dovranno attenersi. L’ingresso di clandestini viene contrastato sia attraverso la cooperazione di polizia prevista nel quadro del terzo pilastro al titolo VI del trattato UE, sia con le misure in materia di politica migratoria previste 51 per il settore “immigrazione e soggiorno irregolari compreso il rimpatrio delle persone in soggiorno irregolare” come competenze “concorrenti” purché compatibili col diritto comunitario, dando così la possibilità per gli Stati di irrigidire i controlli. La competenza della Comunità è estesa all’espulsione, senza però che sia precisato se tale competenza riguardi le sole misure che disciplinano i presupposti o anche eventualmente i 48 A.Adinolfi, La libertà di circolazione delle persone, in G.Strozzi, a cura di, Diritto dell’Unione europea, Torino, Giappichelli 49 Trattato CE art.62 par.1 50 Trattato CE art.62 par.2 lett.a 51 Trattato CE art.63 par.3 lett.b) 14
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La politica comunitaria in materia di lavoro degli extracomunitari

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Candeo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dei Servizi Giuridici
  Relatore: Adriana Topo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

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