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La politica sanitaria in Italia: tre modelli regionali a confronto

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7 Diverse anomalie sono divenute più visibili con il passare degli anni e hanno riguardato in particolare l’assunzione di responsabilità gestionali da parte del livello politico, il basso livello di efficienza degli organismi rappresentativi delle Usl, il basso livello di capacità tecnico-gestionali da parte degli operatori e, per finire, un intenso sfruttamento della politica sanitaria ai fini del consenso da parte dei partiti politici (Ferrera, 1996). Le continue dispute tra i livelli di governo in relazione alla definizione dei ruoli e delle funzioni e alla ripartizione delle risorse finanziarie hanno fatto sì che le regioni esercitassero di fatto un potere nel governo della spesa che spesso è andato oltre le effettive disponibilità finanziarie facendo aumentare annualmente il livello di indebitamento delle Usl. Poteva capitare che mentre a livello centrale si perseguivano politiche economiche restrittive, riducendo le risorse finanziarie da destinare al Ssn, a livello periferico la Regione, appellandosi alla norma dell’obbligo all’assistenza sanitaria per tutti i cittadini, oltrepassasse i limiti imposti contribuendo a portare il sistema sanitario alla crisi finanziaria. Varie forme di inadempienza a livello locale hanno mostrato una seria difficoltà a recepire ed attuare le direttive emanate a livello centrale ma anche una deliberata volontà di ignorarle. Emblematici sono i casi dei Piani sanitari regionali che, previsti dalla legge 833/78, solo in pochissimi casi sono stati approvati, e dell’ampiezza territoriale delle Usl, di cui il 30% circa risultava al di fuori dei parametri fissati per legge. È stata proprio la ridotta dimensione delle Usl, unita al loro numero elevato (pari a 659) a contribuire a renderle strutture difficili da gestire e incapaci di fornire un livello di assistenza adeguato. Gli anni Ottanta hanno inoltre visto le regioni e le stesse Usl diversificarsi nell’efficienza e nell’efficacia dell’erogazione dei servizi al punto tale da provocare squilibri territoriali di notevole portata. L’analisi della politica sanitaria di allora ha evidenziato una sensibile variabilità interregionale negli indicatori di funzionamento, tra i quali la spesa media pro capite, la composizione della spesa per destinazione funzionale, i tassi di esenzione dai ticket e i livelli di prestazione. Tale variabilità è attribuibile in parte a condizioni oggettive, in parte a comportamenti politici difformi nell’utilizzo delle risorse e nell’elaborazione della programmazione (Vicarelli, 1994).
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La politica sanitaria in Italia: tre modelli regionali a confronto

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppina Pagnano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Relatore: Roberto Segatori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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