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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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14 insieme alla creazione del mercato unico, era “assicurare lo sviluppo armonioso riducendo le disparità fra le differenti regioni ed il ritardo di quelle meno favorite”, impegno ribadito nell'art.2 del Trattato medesimo secondo cui “la Comunità ha il dovere di promuovere[....], mediante l'istituzione di un mercato comune e il graduale avvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell'insieme della Comunità, un'espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli stati che ad essa partecipano”. In altri termini, con questi intenti la Cee veniva configurata come uno spazio territoriale fondato su un'economia sociale di mercato e quindi non solo sulla crescita economica in sé, ma anche sulla solidarietà (territoriale e non) tra i paesi membri [Graziano, 2004]. In effetti, la politica di coesione venne inizialmente concepita, essenzialmente, come una politica di solidarietà poiché si fondava su trasferimenti monetari dagli stati e dalle regioni più ricche agli stati e alle regioni più povere, ed era quindi volta a garantire benefici ai cittadini di quelle regioni dell'Ue che risultavano essere svantaggiate da un punto di vista socio-economico rispetto alla media Ue. Tuttavia, queste solenni dichiarazioni di principio rimasero sulla carta per molti anni. La politica di coesione comincerà ad essere dotata di sufficienti risorse finanziarie e di un insieme organico di strumenti soltanto con la riforma dei Fondi strutturali del 1988, anche se un primo parziale passo in avanti venne compiuto già nel 1975 con l'istituzione del Fesr (Fondo europeo per lo sviluppo regionale) [Brunazzo, 2005 e Graziano, 2004]. Sul piano finanziario, basti pensare che tra il 1968 e il 1975 la Politica agricola comune (Pac) assorbiva una quota del bilancio comunitario oscillante tra il 68% e l' 87%, lasciando quindi poco spazio alla realizzazione di altri tipi di interventi [Graziano, 2004]. Per quanto concerne gli strumenti finanziari chiamati ad attuare la politica regionale di coesione, fino alla seconda metà degli anni Ottanta essi erano settoriali, sganciati gli uni dagli altri, e non vi era nemmeno la possibilità di concentrarli su alcuni specifici obiettivi stabiliti a livello comunitario poiché la loro determinazione era lasciata alla discrezionalità dei paesi membri [Brunazzo, 2005]. I motivi per i quali non si procedette sin da subito alla costruzione e realizzazione di un' effettiva politica di coesione a livello comunitario sono fondamentalmente due. In primo luogo, tale politica di coesione venne considerata di responsabilità e competenza dei paesi membri e dei loro governi in particolare, i quali non erano disposti a cedere nemmeno in parte la propria sovranità in tale materia al livello politico sovranazionale, in quanto ritenevano (è il caso soprattutto di Francia e Belgio) che la politica di coesione rappresentasse uno strumento fondamentale per il consolidamento della propria sovranità sul territorio [Brunazzo, 2005]. In secondo luogo, vi era la diffusa convinzione all'interno dei paesi membri che una volta arrivati alla creazione del mercato unico, quest'ultimo avrebbe automaticamente e di per sé
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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Signoretti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Marco Brunazzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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