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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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16 Un secondo caso esemplificativo del binomio esistente tra allargamento dell'Ue e politica di coesione si verifica con la riforma dei Fondi strutturali del 1988, quando nasce la politica di coesione economica e sociale propriamente detta. In questo caso, l'idea di pensare e realizzare una politica di coesione organica, in quanto costituita non più da strumenti settoriali ma da strumenti invece strettamente collegati e integrati tra loro e a cui venissero riservate maggiori risorse finanziarie, era dovuta alla necessità di sostenere lo sviluppo delle regioni meno sviluppate dei paesi più poveri (Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo) in modo tale da scongiurare l'eventualità che questi paesi potessero opporre il proprio veto alla creazione del mercato unico [Brunazzo, 2005]. Il secondo motivo politico che ha storicamente spinto alla creazione di un' autentica politica di coesione è relativo all'approfondimento dell'Ue, vale a dire all'estensione delle competenze delle istituzioni comunitarie. Con l'approvazione dell'Atto unico europeo ad Amsterdam nel 1986, la politica di coesione viene consacrata come parte integrante della politica comunitaria. L'art.158 del Trattato recita infatti:” Per promuovere uno sviluppo armonioso della Comunità, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica e sociale. In particolare, la Comunità mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite o insulari, comprese le zone rurali”. Una volta riconosciuta la politica di coesione come obiettivo della politica comunitaria, si trattava di riformare le regole riguardanti i Fondi strutturali al fine di renderli maggiormente incisivi. In particolare, l'Aue stabiliva tre linee di intervento comunitario per ridurre le disparità regionali. In primo luogo, si considerava fondamentale un maggior coordinamento delle politiche economiche dei paesi membri da raggiungere anche attraverso un potenziamento dei poteri della Commissione, sia in sede di controllo che come istituzione incentivante tale coordinamento. In secondo luogo, appariva necessario superare la logica settoriale dei Fondi strutturali per utilizzarli invece in una logica integrata. Infine, si stabilì una maggiore integrazione tra gli strumenti finanziari della politica di coesione e cioè Fondo sociale europeo (Fse), Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr), Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (Feaog) con gli interventi effettuati attraverso la Banca europea per gli investimenti (Bei) [Brunazzo, 2005]. I passi in avanti compiuti con l'Aue e con la conseguente riforma dei Fondi strutturali del 1988 verranno poi confermati con l'approvazione del Trattato di Maastricht del 1992, con il quale non soltanto si stabilirono le tappe fondamentali di avvicinamento alla moneta unica, ma venne anche ribadita l'importanza della politica di coesione nell'ambito della politica comunitaria. Ulteriori passi in avanti si registreranno con il Trattato di Amsterdam del 1997 e con le considerazioni emerse nei vertici europei di Lisbona e Goeteborg del 2001, con i quali si sono in parte modificate le priorità che verranno assegnate in futuro alla politica di coesione. In particolare, a Lisbona, i leaders politici europei esprimendo la volontà di fare dell'economia
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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Signoretti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Marco Brunazzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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