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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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18 in primo luogo, l'importanza del ruolo della Commissione che avrebbe dovuto partecipare maggiormente alle fasi di programmazione, implementazione e valutazione dei progetti relativi ai Pim. In secondo luogo, e per la prima volta, nei Pim veniva affermato il principio del partenariato attraverso il coinvolgimento delle istituzioni subnazionali, ed in particolar modo regionali, nella fase di programmazione e soprattutto attuazione degli interventi previsti. Infine, veniva riconosciuta la necessità della valutazione degli interventi attuati al fine di verificarne l'efficacia [Brunazzo, 2005]. Ancora una volta, alla base di questo mutato approccio al problema del sottosviluppo territoriale vi sono delle teorie economiche ben precise. Una grande influenza sul dibattito relativo alla politica di coesione fu indubitabilmente esercitata dalla teoria della polarizzazione di Myrdal, i cui contenuti verranno, fin dagli Settanta, fatti propri dalla Commissione. Due sono i punti cruciali di tale teoria. Il primo è relativo al fatto che le disparità di sviluppo esistenti a livello regionale non possono essere ridotte automaticamente dall'intervento del mercato per il semplice fatto che sono esse stesse un prodotto del mercato. Ovvero, la libera circolazione di persone, merci e capitali non avrebbe favorito la convergenza economica e sociale tra le varie regioni europee come ritenevano le teorie economiche neoclassiche, ma avrebbe invece contribuito ulteriormente a favorire le regioni più abbienti e a danneggiare quelle in ritardo. In altri termini, il mercato lasciato libero di operare avrebbe finito con l'approfondire il divario socio-economico già esistente tra le regioni. Secondo Myrdal, questo meccanismo non soltanto giustificava ma rendeva assolutamente necessario un intervento redistributivo da parte dello stato. Per essere realmente efficace, però, quest'intervento redistributivo (e siamo al secondo punto fondamentale della teoria di Myrdal) avrebbe dovuto coinvolgere gli attori e le istituzioni subnazionali che meglio conoscono i problemi del proprio territorio e sono quindi maggiormente in grado di affrontarli. Tutti questi elementi saranno poi alla base della riforma dei Fondi strutturali del 1988 [Brunazzo, 2005]. In conclusione, si può affermare che la sempre maggior importanza attribuita alla politica di coesione in ambito comunitario è testimoniata innanzitutto dalle risorse finanziarie ad essa destinate. Si è passati infatti dai 68 miliardi di Ecu 3 destinati ai Fondi strutturali nel 1988 per il periodo 1989-1993, ai 177 miliardi di Ecu per il periodo 1994-1999, fino ai 213 miliardi di euro stanziati per il periodo 2000-2006. Attualmente, la politica di coesione è una delle politiche più importanti che vengono perseguite a livello comunitario ed è seconda soltanto alla politica agricola comune per finanziamenti stanziati [Graziano, 2004]. 3 ECU è una sigla che sta per European Currency Unit (moneta comune europea). Con questa designazione, stabilita nel 1974, si è voluto indicare un valore derivato da un paniere di monete europee secondo determinate quote stabilite in base al prodotto nazionale lordo, al commercio Cee e alla quota di partecipazione di ciascun paese a questo sistema monetario comune. Il peso delle varie monete è in funzione della definizione dei tassi di mercato.
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Il partenariato nel Fondo sociale europeo: i casi di Veneto ed Emilia-Romagna

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Signoretti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Marco Brunazzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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