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L'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e le priorità geografiche, due modelli a confronto. Svezia e Italia

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6 d’azione: i fondi, oltre ad essere impegnati in attività vantaggiose soprattutto per i paesi donatori , venivano usati dai governi riceventi in politiche che con lo sviluppo spesso avevano poco a che fare 5 . La componente dono dell’ APS spesso si trasforma in aiuto ‘legato’ (tied aid) : ciò significa che i fondi vengono concessi a particolari condizioni, spesso atte a favorire il paese donatore. Questo accade, ad esempio, quando un paese concede fondi per la costruzione di infrastrutture o impianti produttivi essenziali, a condizione che i lavori siano appaltati ad aziende dello stato donatore (sé stesso) , non favorendo quindi la crescita di imprese locali. Questo tipo di trasferimenti, pur essendo più controllabile da parte del donatore, è però indicatore del grado di dipendenza dell’azione cooperativa di uno stato da gruppi di pressione e lobbies interne. I dati indicano sia che il volume totale di APS è in calo da una decina d’anni, perlomeno all’interno dei paesi appartenenti al DAC (Development Assistance committee) 6 , sia un continuo disattendere gli impegni presi in seno all’ONU( il minimo di aiuti pari allo 0,7 del Pil) ed in altre conferenze intergovernative (un esempio è la iniziativa 20/20 e gli impegni presi in Shaping the 21st century) 7 . Sta cambiando inoltre il profilo della distribuzione degli aiuti, con una diminuzione di quelli destinati alle nazione cosiddette LDCs (Least Developed Countries) dell’ Africa e dell’ Asia meridionale. Queste tendenze possono essere in parte imputate alla congiuntura economica e geopolitica che si presenta durante gli anni novanta: abbiamo innanzitutto il collasso dei regimi socialisti dovuto alla crisi dell’URSS (parte degli Aiuti pubblici allo sviluppo sono stati destinati a questi paesi) e poi la guerra del Golfo. L’assetto mondiale subisce quindi un forte cambiamento di cui stentiamo ancor oggi a capire la definitiva collocazione. Inoltre i processi di integrazione monetaria europea sono una variabile assai importante per capire l’andamento del volume di APS: le politiche di austerithy implementate da questi paesi sia per arrivare all’integrazione monetaria sia a causa del modello prevalente in questi anni, hanno portato ad una diminuzione dell’ APS 8 . Infine l’assetto internazionale presenta un crescente divario tra quei paesi dell’ Africa subsahariana che sono in una posizione del tutto marginale al sistema mondiale ed alcuni paesi, come le famose Tigri Asiatiche, che sono riuscite a portarsi su standard si sviluppo invidiabili. 5 Su questo argomento vedasi Giulio Marcon, Le ambiguità degli aiuti umanitari, Feltrinelli 2002 6 Dipartimento nato all’interno dell’ OECD, Organization for economic cooperation and development, di cui fanno parte ad oggi 22 stati (tra cui I più importanti donors) e la Commissione Europea. Nato nel 1961, tra i membri fondatori figura anche l’Italia. 7 L’impegno nell’ iniziativa 20/20 fu preso durante il vertice sullo sviluppo sociale di Copenaghen del 1995 rispettivamente dai governi donors e da quelli riceventi: essi si impegnavano rispettivamente a destinare il 20% dell’aiuto ed 20% della spesa pubblica a servizi sociali di base come istruzione primaria, assistenza sanitaria etc… In Shaping the 21st century furono invece ribaditi molti impegni già presi in seno all’ ONU, obiettivi mai raggiunti dalla maggior parte degli stati donors. 8 Va ricordato che non tutti i paesi coinvolti nei progetti di integrazione europea hanno mancato i loro impegni durante gli anni novanta: mi riferisco a quei paesi detti Like minded countries cioè il Canada, i paesi scandinavi, la Danimarca e l’Olanda i quali, oltre a mantenere i livelli di APS al di sopra del famoso 0,7% del Pil, hanno sempre dato vita a modelli di gestione dell’ APS assai innovativi
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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Civardi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Enrica Neri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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