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La condizione vampirica del cinema

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11 simbolico che rimanda all’ingresso nel mondo cinematografico attraverso un quadro-schermo per farsi, usando una definizione pirandelliana, “parvenza evanescente” 1 . Fin dalle sue origini insomma il cinematografo “scopre la vocazione al genere fantastico che non tarda a comprendere nel proprio linguaggio l’icona del vampiro” 2 . Icona che ritornerà in un infinità di pellicole, dal Nosferatu (Nosferatu Eine Symphonie des Grauens, Germania, 1922) di Murnau a Blade ( Id, Usa, 1998) di Stephen Norrington. Deve esserci una forte affinità, quindi, tra questi due miti, un’empatia che fa supporre l’esistenza in entrambi di un’essenza comune o, per lo meno, simile. D’altronde il cinema, vedremo, per certi versi si configura proprio come vampirico, mentre il vampiro è sicuramente la figura, folklorica e letteraria, che più di tutte si è scoperta essere cinematografica. Il vampiro, come simulacro immortale di un defunto, è da considerarsi addirittura un’immagine esso stesso e questo potrebbe essere il motivo per cui, interrogando uno specchio, egli non ottenga in risposta alcun riflesso: lo specchio ha infatti bisogno di un corpo per dar vita a un’immagine e il vampiro sembra non poter svolgere questa funzione di elemento prettamente fisico. Il cinema, inoltre, si configura come dimora più che adeguata per il simulacro vampiresco: dopo tutto il film è un medium animato che porta alla vita immagini in una stanza buia che simula alla perfezione l’habitat notturno del mostro. È però ai primordi del cinema, nella sua fase preistorica che viene definita cinema delle origini o protocinema, che è possibile riscontrare l’esistenza di una forte relazione con la figura del non-morto. Terry Castle ha descritto questa “preistoria” del cinema, sovente fatta di “spettacoli spettrali”, come un insieme di forme molto popolari di intrattenimento che usavano i primi effetti speciali per far sembrare che i morti, spesso parenti defunti degli spettatori, ritornassero in vita. Secondo Castle c’era qualcosa di profondamente gotico in questo tipo di attività precinematografica. Essa dava vita a eventi considerati soprannaturali perché le 1 Cfr. Luigi Pirandello, Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Mondadori, Milano, 1974. 2 Maurizio Fantoni Minnella, Morire di piacere: il mito del vampiro nel cinema, GS Editrice, Santhià (VC), 2000, p. 62.
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La condizione vampirica del cinema

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Bresciani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale
  Relatore: Cecilia Boggio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 195

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