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Gli amministratori indipendenti nella corporate governance italiana

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VII Introduzione I meccanismi di amministrazione e controllo delle società quotate rivestono un ruolo fondamentale nello scenario economico mondiale. La globalizzazione della finanza e l’evoluzione degli strumenti e delle tecniche di finanziamento, impongono sostanziali requisiti di trasparenza per le imprese che intendono affacciarsi ai mercati regolamentati. Pertanto, l’esigenza di facilitare l’accesso ai capitali, attraverso il mercato finanziario, rende necessario garantire agli investitori modelli di tutela adeguati. I recenti scandali finanziari: Enron2, WorldCom3, Vivendi4, hanno riacceso il dibattito sulla corporate governance e, in particolare, sul ruolo degli amministratori non esecutivi nei consigli di amministrazione. Il sistema con il quale le imprese sono dirette e controllate e la struttura 2 L’impresa ha dovuto dichiararsi fallita in tribunale con un crack da 63 miliardi di dollari (allora un record, successivamente superato da Worldcom), per motivi legati al cattivo andamento della sua gestione operativa, cogliendo gli operatori di sorpresa perché l’entità reale del suo debito era stata occultata, concentrandone larga parte in particolari unità giuridiche del gruppo (special purpose vehicles, generalmente società di persone create dai top manager). Il dissesto di Enron ha causato quello del revisore Arthur Andersen che, pur essendo del tutto al corrente della pratica, l’ha totalmente avvallata; immediatamente prima dello scoppio dello scandalo, Arthur Andersen distrusse tutta la documentazione del suo rapporto con Enron. Tra il 1999 e il 2001 il Ceo Kenneth Lay ha guadagnato 246,7 milioni di dollari, di cui solo 25,3 per stipendi e bonus, essendo il resto dovuto a vendite di azioni e profitti sull’esercizio di opzioni; altri sette dirigenti della società ottennero guadagni superiori a 50 milioni. 3 Il fallimento di Worldcom, determinatosi nel 2002, è attualmente il record di tutti i tempi dato che ammonta ad oltre 103 miliardi di dollari. Lo scandalo ruota attorno alla discussa personalità del suo fondatore e Ceo Bernie Ebbers, accusato di avere creato un sistema di gestione completamente incentrato sulla sua figura e priva di adeguati contrappesi in termini di responsabilità e poteri gestionali. Quando nel 2000 e 2001 la redditività iniziò non corrispondere alle attese degli analisti, lo stesso Bernie Ebbers si adoperò per produrre uno smaccato falso in bilancio, capitalizzando come attivo fisso alcuni costi operativi correnti. Dopo scoperta della frode, gli utili dei due esercizi sono stati rideterminati (diminuiti) per oltre 9 miliardi di dollari. 4 Il caso Vivendi è quello di maggior dissesto in ambito europeo; esso presenta alcuni punti di analogia con i precedenti, come l’identificazione della società con il carismatico Ceo J.M.Messier; manca però completamente l’aspetto della frode contabile o della distrazione di beni aziendali. Queste si sono manifestate in Europa, ma solo nel caso di imprese di minore dimensione (alcune piccole società tedesche del Neuer Markt, Lernout & Hauspie in Belgio, Freedomland in Italia).
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Gli amministratori indipendenti nella corporate governance italiana

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Informazioni tesi

  Autore: Mario Rocco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Franco Alfredo Grassini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 223

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Parole chiave

amministratori indipendenti
codice autoregolamentazione
corporate governance
independet directors
non esecutivi
preda
sistema dualistico

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