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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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2 padri fondatori della sociologia, ha formulato in Le forme elementari della vita religiosa 4 una definizione del sacro in termini funzionali. Precisamente quando afferma che: «una religione è un sistema solidale di credenze relative a cose sacre, cioè separate, interdette, le quali uniscono in un’unica comunità morale chiamata Chiesa, tutti quelli che vi aderiscono» 5 . Egli non definisce che cosa sia il sacro, ma lo descrive in termine relazionali come qualcosa di “separato” rispetto a qualcos’altro. Questa formulazione risulta così particolarmente adeguata per descrivere ciò che si intende in ebraico per sacro (kadosh), che letteralmente significa “separato”, “distinto”. La formazione culturale di Durkheim è poliedrica; discendente di una famiglia di rabbanim (maestri) è cresciuto studiando la Torah e il Talmud per poi affermarsi come scienziato sociale, ma nella presente ricerca non si suppone una generica “essenza ebraica” della concezione della religione espressa in Le forme elementari della vita religiosa , né si ipotizza che l’educazione ebraica ricevuta abbia agito sulle riflessioni del sociologo come uno strato profondo cui attingere, anche solo inconsapevolmente. Le riflessioni di Durkheim vengono adottate come strumento concettuale per introdurre teoricamente l’analisi della “kedushà”, ovvero la sacralità nella tradizione ebraica. Il fenomenologo Rudolf Otto, ha elaborato nel saggio Il sacro, 6 una definizione sostantiva di questo fenomeno, descrivendolo in termini nominali, egli tenta di stabilire cosa esso sia. Bisogna tener presente che l’autore era professore di teologia protestante, e che le sue riflessioni, si devono collocare all’interno del dibattito sulle «nozioni teistiche del divino » 7 , che si riferiscono in particolar modo alla religione cristiana. Egli definisce il sacro, in opposizione a chi lo definisce esclusivamente in termini razionali, come numinoso. Con tale termine egli intende sottolineare come la 4 Emile Durkheim, Le forme elementari della vita religiosa, Il sistema totemico in Australia, a cura di Massimo Rosati, Meltemi, Roma, 2005 5 Ibidem pag. 97 6 Rudolf Otto, Il Sacro, Feltrinelli, Milano, 1984 7 Ibidem, pag. 15. Con l’espressione “concezioni teistiche del divino” ci si riferisce a quella dottrina religiosa “ che affermi l’esistenza di un Dio creatore del mondo, personale, trascendente, e provvidente”, in , Enciclopedia garzanti di Filosofia, Garzanti, Milano, 1981, voce teismo pag. 922.
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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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Informazioni tesi

  Autore: Karen Naccache
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: comunicazione e mass-media
  Relatore: Michele Colafato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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