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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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3 razionalità non possa aver accesso alla dimensione irrazionale del sacro. Il numinoso si configura come ciò che «si sottrae alla sfera del razionale nel senso su indicato ed è un arreton, un ineffabile in quanto è assolutamente inaccessibile alla comprensione concettuale» 8 . Esso si riflette in prima istanza nella coscienza dell’individuo come “sentimento creaturale”, vale a dire, la percezione dell’ uomo di essere una creatura finita, di avvertire la propria nullità di fronte a quello che è sentito «oggettivamente fuori di mè» 9 : ovvero il Mysterium tremendum. L’autore analizza il numinoso nell’Antico Testamento e rintraccia nel pathos divino quella forza attiva che congiunge D-o all’uomo, di cui l’uomo fa esperienza; l’essere umano in tal modo viene inteso come oggetto passivo di tale interessamento. Dopo aver esaminato i momenti in cui il numinoso si dispiega, l’autore si interroga su quali possano essere i mezzi di rappresentazione del sacro. Egli li suddivide in due categorie, quelli diretti e quelli indiretti. Nei primi vi è una comunicazione non mediata tra il numinoso ed il soggetto che ne fa esperienza; l’autore riconosce come mezzi diretti le pratiche quali il culto e la preghiera. Otto sostiene che il sentimento religioso è razionalmente inesprimibile e direttamente irrapresentabile. Il numinoso, si può definire utilizzando le categorie razionali, solo attraverso la teologia negativa 10 , poiché questa si avvale di un linguaggio che non pretende di definire razionalmente cosa il numinoso sia ma cosa “non è”. Questa considerazione ha origine nel pensiero dell’essere divino come infinito, che non si riduce ad alcuna delle cose finite. Infatti, nelle formulazioni della teologia negativa, ogni sostantivo attribuito alla divinità viene preceduto dal prefisso “non”. In tal modo si può affermare, attraverso una negazione, ciò che il divino “non è”. Secondo il teologo tedesco, anche l’esperienza del sacro nella cultura occidentale ha questa caratteristica , poiché esso si può esperire solo nelle tenebre e nei silenzi, come recita una lirica del pastore pietista Gerhard Tersteegen 11 , riportata dall’ autore: «Signore, Tu parli solamente nel silenzio più profondo a me in tenebre » 12 . I mezzi indiretti, quali il sublime ed il terrificante, sono considerati tali in virtù del fatto che 8 Rudolf Otto, Il Sacro, Feltrinelli, Milano, 1984, pag. 17 9 Ibidem, pag. 29 10 Nell’ambito della teologia cristiana la distinzione tra teologia positiva e teologia negativa è attribuita a Dionigi Areopagita, filosofo e teologo cristiano del V sec. 11 Gerhard Tersteegen (1797-1769) 12 Rudolf Otto, Il Sacro, Feltrinelli, Milano, 1984, pag. 77
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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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Informazioni tesi

  Autore: Karen Naccache
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: comunicazione e mass-media
  Relatore: Michele Colafato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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