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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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4 questi mezzi hanno la capacità di evocare il sentimento del numinoso, ma non di rappresentarlo direttamente. La difficoltà di definire e delimitare la divinità è centrale nella riflessione sulla interdizione di rappresentare il sacro nell’ebraismo. Nel capitolo terzo, si esamina - a partire da un' analisi etimologica del termine kadosh, "sacro" - come questo viene concepito nella cultura ebraica. Spesso ai fini di tale analisi, si è deciso di adottare alcune formulazioni del filosofo ebreo A. J. Heschel. Quella che egli propone, nel saggio Il messaggio dei profeti 13 ed in particolar modo in Dio alla ricerca dell’uomo 14 , è una riflessione sul e dell’ebraismo attraverso le categorie concettuali proprie dell’ebraismo stesso. L’autore, infatti chiarisce con l’espressione “filosofia dell’ebraismo”, che il termine “ebraismo”, possa essere usato sia come oggetto che come soggetto. Nella prima accezione (ebraismo come oggetto) la “filosofia dell’ebraismo” è una critica dell’ebraismo attraverso categorie esterne al pensiero ebraico e dunque in tal senso, «l’ebraismo è inteso come tema od oggetto del nostro esame» 15 . Nella seconda accezione (ebraismo come soggetto), invece, il termine “ebraismo” «viene considerato come una sorgente di idee che cerchiamo di comprendere» 16 . Una filosofia dell’ebraismo, secondo l’autore, è una filosofia che si occupa nello stesso tempo di idee ed eventi. Egli ribadisce la centralità degli eventi se si vuole comprendere l’ebraismo, poiché «L’esodo dall’Egitto, o la rivelazione sul Sinai…sono un evento, non un’idea; un avvenimento, non un principio» 17 e cercare di distillare dal Pentateuco solo una serie di principi, sarebbe come «cercare di ridurre una persona viva ad un diagramma» 18 .L’ebraismo è costellato di eventi significativi per il popolo ebraico, quali quelli sopra citati. Questi, nel pensiero biblico, secondo l’autore, hanno dato origine ad un particolare tipo di pensiero ovvero il “pensiero situazionale”, che Heschel, definisce in rapporto a quello “concettuale”. Il primo è un atto del ragionamento, il secondo comporta piuttosto una esperienza interiore. Il “pensiero concettuale” si può qualificare come adeguato 13 A.J. Heschel, Il messaggio dei profeti. Edizioni Borla, Torino, 1954 14 A. J. Heschel, Dio alla ricerca dell’uomo, Edizioni Borla, Torino,1969 15 Ibidem, pag. 40 16 Ibidem, pag. 38 17 Ibidem pag. 38 18 Ibidem pag. 38
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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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Informazioni tesi

  Autore: Karen Naccache
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: comunicazione e mass-media
  Relatore: Michele Colafato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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