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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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8 Su cosa debba intendersi per somiglianza (dmut) divina vi è una disquisizione che verte sul significato da attribuire a questo termine. Il filosofo Maimonide nella Guida dei Perlessi, per somiglianza intende, la “somiglianza concettuale” tra D-o e l’uomo. Egli afferma:« a causa dell’intelletto divino a lui congiunto, si dice che egli è “ad immagine di D-o e a sua somiglianza”- e questo non significa che D-o è un corpo dotato di una figura» 34 . Ci suggerisce come il concetto di somiglianza non verta su caratteristiche antropomorfe della divinità, poiché questa è incorporea e intangibile. L’elemento di similarità è rintracciabile in un aspetto immateriale dell’essere umano, ovvero la sua intelligenza. Il divieto di rappresentare l’essere umano in modo completo secondo alcuni rabbanim è correlato all’aspetto della somiglianza: nonostante l’uomo e D-o siano radicalmente diversi, non è consentito riprodurre l’uomo, perché, come visto, viene considerata una creatura unica, e in quanto tale non deve essere riprodotta. Per le altre interpretazioni del concetto di somiglianza, e i motivi che sono alla base dell’interdizione di rappresentare l’essere umano nella sua completezza, si rimanda al capitolo terzo. Nadine Shenkar, nel testo L’Arte e la Cabbalà 35 ci mostra come «Nonostante il secondo comandamento, gli artisti ebrei si sono espressi nel corso dei secoli in tutte le forme d’arte. E, tuttavia, risulta netta la loro reticenza riguardo le arti plastiche, e alla scultura in particolare. Infatti l’ambiente in cui vivevano ha svolto un ruolo interessante: quanto più i cananei, i gerci o i romani assegnavano ai loro idoli uno statuto determinante, tanto più gli ebrei reagivano decisamente allontanandosi dall’arte figurativa e dalla statuaria» 36 .Uno dei motivi di tale diffidenza, secondo l’autrice è da rintracciare nel fatto che la scultura, nella cultura ebraica, viene percepita come un forma d’arte non adatta a veicolare la fluidità del pensiero ebraico; la scultura infatti è caratterizzata da una forma definita e statica. L’aspetto della fluidità del pensiero ebraico è particolarmente evidente se si analizza questo aspetto del linguaggio biblico: il tempo presente nel Pentateuco non esiste, ci sono solo passato e futuro e attraverso il prefisso ( la vav inversiva), si può cambiare il passato in futuro, ed il futuro in passato; un' ambiguità lessicale che nelle traduzioni della 34 Mosè Maimonide, La guida dei perplessi, a cura di muro Zonta. Edizioni Utet, Torino 2003, pag. 91 35 Nadine Shenkar, L’arte ebraica e la cabbalà, Edizioni Spirali, Milano 2000 36 Ibidem, pag. 16
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Il divieto di rappresentazione nell'ebraismo

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Informazioni tesi

  Autore: Karen Naccache
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: comunicazione e mass-media
  Relatore: Michele Colafato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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