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L’export delle province italiane: l’internazionalizzazione delle imprese lombarde

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4 i cosiddetti “distretti industriali” 1 ; ciò consente di mantenere un alto grado di flessibilità, ma anche di realizzare economie di scala tipiche della grande impresa attraverso l'integrazione produttiva. Le intense relazioni tra le imprese, accompagnate dalle interazioni tra mondo della produzione e mondo della formazione e della ricerca, sono state alla base dei meccanismi di interazione nei sistemi produttivi locali delle regioni economicamente più avanzate negli anni di forte crescita ed evoluzione dei sistemi distrettuali avvenuta principalmente fra il ’90 e il ’96. In tale periodo il modello distrettuale determinava una straordinaria sintesi tra cooperazione e competizione a tutto vantaggio dell’efficienza produttiva. Ma come tutti i sistemi economici regionali, estremamente aperti e perciò potenzialmente vulnerabili, l’impatto dei grandi mutamenti internazionali, non poteva essere facilmente contrastato né sul piano istituzionale né su quello della trasmissione dei cicli economici. Il completamento del mercato comune europeo e la cresciuta competizione delle economie leader hanno prodotto in questo sistema una sorta di involuzione in cui appaiono di particolare rilevanza due elementi : il deterioramento della competitività dal lato dei costi, che si è riflessa in un notevole peggioramento dell’interscambio con l’estero e la mancanza di una risposta adeguata ai cambiamenti in atto nell’economia mondiale. Ciò non va visto solo in termini negativi, infatti la Lombardia, la cui politica regionale è fortemente incentrata sulle piccole e medie imprese, ha cercato di confermare e ulteriormente valorizzare il proprio modello produttivo tanto che ad un certo indebolimento delle concentrazioni distrettuali ha fatto da contrappeso l’emergere di alcuni fenomeni “metadistrettuali”. Il recente formarsi dei metadistretti 2 è interpretabile come un allargamento delle maglie di networking, basate sull’integrazione di conoscenze e di processi produttivi anche a distanza maggiori, ancorché intraregionali. 1 La Legge 317 del 5 ottobre 1991 "Interventi per l'innovazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese" definisce i Distretti industriali come sistemi territoriali, limitati geograficamente e costituiti da aree contigue, in cui si verifica una concentrazione di piccole imprese, caratterizzate da una stessa specializzazione produttiva, e affida alle Regioni la puntuale delimitazione territoriale di queste aree. 2 La Regione Lombardia, sulla base di criteri e parametri stabiliti dal Ministero dell’Industria, nel 1993 ha individuato 21 Distretti industriali. Con la legge regionale 1/2000 “ Riordino del sistema delle Autonomie”, che prevede la revisione della normativa in materia di Distretti industriali, la Regione Lombardia il 16 marzo 2001 ha ridefinito, sulla base di nuovi criteri e parametri, 16 nuovi “Distretti industriali di specializzazione produttiva” che sostituiscono i precedenti. I 16 Distretti comprendono 302 comuni appartenenti a 10 province. Di questi, 7 sono specializzati nel settore tessile - abbigliamento, 3 nella produzione e lavorazione di metalli, 2 nelle calzature, 1 nel mobile-arredo, 1 nella lavorazione del legno, 1 nelle apparecchiature elettrico - elettroniche, 1 nella gomma-plastica. Con la delibera del 5 ottobre 2001 la Regione individua i Distretti Tematici o Meta Distretti, che rappresentano aree tematiche di intervento di tipo orizzontale, non limitate territorialmente e spinte verso una forte integrazione intersettoriale, caratterizzate dal trasferimento del patrimonio conoscitivo al campo applicativo.
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L’export delle province italiane: l’internazionalizzazione delle imprese lombarde

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Informazioni tesi

  Autore: Carlotta Chiodi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Alberto Cclò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 18

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