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Il romanzo corruttore

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Ne' romanzi, specialmente la passione erotica ne vuol essere il cardine, esalta la fantasia de' giovani, delle fanciulle: si metton in testa di voler trovare quella esagerata tenerezza: si dipingono esseri immaginari, poetici portenti di bellezza, di fedeltà ec. quali non si trovano in natura: la prosaica realtà poi reca presto il disinganno; e allora smanie, rimpianti, noia della vita. Tutte le fanciulle e i giovani si credono tante eroine o eroi da romanzo; le passioni si infiammano, non trovan sollievo che in queste letture inebrianti, il lavoro è trascurato, ogni altro studio diviene insipido; i loro discorsi sono un impasto di frasi esagerate lette in tali libri favoriti; e in quel delirio i sensi si ribellano; e allora? Le conseguenze funeste ognuno le vede (p.83). In un'epoca in cui è fortemente sentita l'esigenza di controllo sociale, il medico appare seriamente preoccupato: fa paura chi vola con la fantasia verso altre condizioni (è sottintesa la valenza politica di certe affermazioni), sceglie un mondo alternativo, scivolando in fantasie che intrappolano dentro un sogno che diventa follia. Il romanzo diventa quasi un allucinogeno che fa vedere una realtà altra, dalla quale o si esce accorgendosi del divario (disperazione, suicidio), o si resta nel sogno (libertinaggio, follia, suicidio come imitazione): Si aggiungano a questi inconvenienti comuni a quasi tutti gli scritti di simil genere o in prosa o in versi, antichi e moderni, i difetti delle opere più recenti, cioè pitture lubriche, delitti atroci: come avvelenamenti, ratti, adulteri, ec. scene di terrore inaudito; e tutto esposto con stile talora seducente, con arte di sospensione che picca la curiosità; e poi si pretenda di far gustare a chi legge, anzi divora tali libri, un'opera morale, istruttiva; si pretenda di ragionare pacatamente sui doveri, di fare intendere il semplice linguaggio della natura, della virtù, della religione, e sarà lo stesso che pretendere di persuadere la liberalità ad un avaro (p.84). Fin qui avevo pensato ai personaggi corrotti dalle letture come a geniali intuizioni romanzesche. Poi, mi sono resa conto, lentamente e forse con ingenuo stupore, di come la legittimità letteraria del romanzo non fosse affatto qualcosa di scontato, ma da conquistare in un percorso durato tre secoli, e non equivalente a nessun altro genere letterario (il poema e la tragedia sono oggetto di lunghe polemiche, ma per la forma e le leggi che le regolano: non viene mai messo in dubbio il loro diritto ad esistere). Il retroterra di tali posizioni, si può far risalire, a grandi linee, a due filoni di considerazioni: da una parte la tradizione letteraria che non considera la possibilità formale del romanzo, e il richiamo inevitabile è alla Poetica di Aristotele, dominante in età umanistica (non è certamente un caso che il romanzo si sviluppi fortemente in epoca barocca, quando la poetica dello stupore e della meraviglia spinge alla ricerca di soluzioni nuove al di là dei canoni prestabiliti). Dall'altra, la questione, di peso morale, del rapporto verità/menzogna, su cui grava l'eredità di Platone che nel famoso libro X della Repubblica svalorizza tutta l'arte in quanto imitazione dell'apparenza, e perciò di tre gradi lontana dalla verità. E, proprio in quanto produttrice di illusione, la bandisce dalla sua repubblica: tutte le opere di questo genere costituiscono, sembra, un grave danno per lo spirito degli ascoltatori che non dispongono del farmaco, ossia che non le conoscono quale sono effettivamente [8]. Tutto questo fa capire perché i romanzi ellenistici non avessero trovato considerazione a livello critico: il romanzo come genere era rimasto ignoto nell'antichità, non aveva acquistato neppure un nome specifico (a testimonianza del disprezzo degli intellettuali), non ne erano state indagate l'origine, le caratteristiche, la destinazione [9]. 7
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Il romanzo corruttore

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Informazioni tesi

  Autore: Monica Buccoliero
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1994-95
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Stefano Jacomuzzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Questa tesi è disponibile nelle seguenti traduzioni:

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