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Si dice o non si dice? Meglio mille modi di dire

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7 scuola primaria alla scuola secondaria inferiore e da quest’ultima alla scuola secondaria superiore attraverso i consueti incontri di orientamento con i docenti delle varie scuole del territorio. La scuola per parte sua ha combattuto la dispersione scolastica, almeno fino all’inizio degli anni ’90, sostanzialmente con due strumenti, uno ufficiale e l’altro no: lo strumento dei progetti attraverso il quale si sono create competenze e sviluppate esperienze interessanti, convogliando su di essi fondi e risorse, ma anche con qualche rischio di creare burocrazie e sovrastrutture professionali. Ma la dispersione scolastica, l’abbandono, l’insuccesso scolastico, portano drammaticamente il discorso dell’esclusione all’interno della scuola. La scuola, da agente contro la dispersione, è essa stessa spesso causa di dispersione se affronta queste problematiche in modo rigido, convenzionale, autoritario, falsamente egualitario, e ha in sé - insomma- tutte quelle negatività presenti nella società che quelle persone in difficoltà ha già escluso. A tal proposito, Giambattista Amenta, docente di Psicologia speciale presso la facoltà di Scienze della Formazione primaria di Palermo, nel libro dal titolo “ Gestire il disagio a scuola” ritiene che una difficoltà sempre più frequente negli insegnanti sia, oggi, quella di non sapere come gestire situazioni nelle quali bambini o adolescenti aggrediscono, giocano o disturbano, impedendo agli altri di lavorare. Ciò su cui bisogna puntare a suo parere è l’ascolto per individuare tempestivamente o in medias res effettivi disagi. Accanto a queste ricerche si deve considerare la normativa vigente sulla dispersione scolastica e sull’operato in contesti difficili del 2004/05 che prevede anche introiti maggiorati per quei docenti che si trovano ad operare in questo genere di contesti e che tutelano anche il docente e non solo lo studente. Nell’ambito dell’autonomia didattica, in rispondenza all’art. 3 del Dpr 275/1999, si legge l’esplicitazione della progettazione scolastica divisa in curricolare ed extracurricolare, educativa e formativa. La scuola, quindi, cerca di definire i suoi “percorsi didattici in modo funzionale al successo formativo degli alunni” e cerca di adottare una certa “flessibilità” di orari e di organizzazione. A proposito di ciò si può osservare che nella scuola le due classi terze (3^ D e 3 ^E) che seguono il bilinguismo e la 3^A che sin dalla 1^ ha introdotto l’insegnamento aggiuntivo del francese, svolgono 33 ore settimanali entrando ogni giorno alle ore 8.00 e uscendo alle 13.30, a differenza delle altre terze a tempo normale che entrano mezz’ora dopo ogni giorno e raggiungono un monte ore settimanale di 30 ore.
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Si dice o non si dice? Meglio mille modi di dire

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Pansini
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in SSIS (SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE INTERATENEO PER LA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI DI SCUOLA SECONDARIA) CLASSE DI CONCORSO A043-A050
Anno: 2006
Docente/Relatore: Gelsomina Tamburiello
Istituito da: Università degli Studi di Bari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

FAQ

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