Lanerossi: quale eredità?

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5 L’ATTIVITA’ INDUSTRIALE NELL’ALTO VICENTINO Un quadro d’insieme La storia dell’industria vicentina costituisce, per buona parte del Novecento, una sintesi virtuosa del rapporto tra grande impresa ed attività manifatturiere minori. Ciò non solo per l’indubbio apprendistato imprenditoriale che il lavoro su commessa (o il lavoro “terzista” come oggi si usa dire) rappresentò per alcuni strati di piccoli produttori, soprattutto – come vedremo – del comparto meccanico, ma più ancora per i modelli operativi ed organizzativi che, nati nelle grandi imprese, furono poi introiettati ed efficacemente rielaborati dalle aziende di taglia inferiore, ancorché di settori diversi. Né mancarono gli incoraggiamenti ad intraprendere (a volte con un vero e proprio sostegno economico, non necessariamente mirato a creare una rete di subfornitori giuridicamente indipendenti) da parte degli industriali maggiori, in genere quelli più vocati all’innovazione. Certo, queste attività di patronage ebbero esito positivo anche perché radicavano in un territorio, il vicentino, che alle soglie del Novecento si presentava, pur nella divaricazione tra aree forti ed aree deboli, come l’unica provincia industrializzata in un Veneto che permaneva (con poche eccezioni) prevalentemente agricolo. Il nucleo più importante di questa precoce industrializzazione consisteva come è noto nel distretto laniero dell’alto vicentino. Ma da lì, l’impulso manifatturiero si era presto esteso ad altre zone e ad altri comparti produttivi. Erano sorte attività meccaniche al servizio dell’agricoltura (a Lonigo e a Breganze), ma anche a sostegno delle produzioni tessili (Schio), e con interessanti iniziative nel settore delle turbine e dei sistemi di pompaggio dell’acqua e dei liquidi in genere (Schio, Arzignano). Si erano evolute industrialmente le tradizionali lavorazioni della concia nella valle del Chiampo, mentre nel capoluogo era emersa una promettente industria chimica. La ricchezza di risorse idriche aveva favorito il profittevole insediamento di alcune industrie cartarie (Lugo, Arsiero), così come lo sviluppo dell’energia idroelettrica in parte autoprodotta dalle maggiori imprese manifatturiere per alimentare i propri impianti, in parte business a se stante per la vendita ad utilizzatori terzi. La modernizzazione stava investendo anche il comparto tipografico (Schio, Bassano), ed in una certa misura anche altre tradizionali attività di trasformazione. Una rilevazione pubblicata tra il 1905 ed il 1906 dalla Direzione generale di Statistica del Ministero di Agricoltura industria e commercio, ma riferita a dati del 1903, testimoniava di questa vivacità imprenditoriale, anche se essa metteva in luce un ancora limitato uso di motori elettrici nelle pro- duzioni emergenti e, quindi, una loro scarsa meccanizzazione. Nel volgere di alcuni decenni, questa situazione di minorità rispetto alle ben più cospicua complessità tecnica delle attività laniere venne comunque superata, con l’emergere di organismi produttivi in grado di competere efficacemente sul mercato nazionale. Già nel 1911 il primo Censimento industriale risultò evidente il crescente peso dell’utilizzo di forza motrice elettrica negli impianti manifatturieri vicentini, così come l’aumentata consistenza della loro forza-lavoro. Salvo che per il numero delle imprese censite, dove era di poco preceduta da Verona, Vicenza distanziava sensibilmente le altre province dell’attuale Veneto amministrativo nel numero di addetti impiegati (39.574 su 163.819) e nella potenza in cav. din. installati (23.197 su un totale regionale di 92.804). Il che equivaleva su scala regionale al 18,9% delle imprese, al 24,2% degli addetti ed a quasi il 25% della potenza installata. In realtà – depurando tali dati dalle imprese con un numero di addetti inferiore a 10, quelle cioè difficilmente configurabili come “industriali”, trattandosi nella maggior parte di botteghe artigiane – il primato vicentino si attestava sul 30% circa dei tre indici regionali indicati: a conferma dell’ormai

Anteprima della Tesi di Mauro Cason

Anteprima della tesi: Lanerossi: quale eredità?, Pagina 3

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Mauro Cason Contatta »

Composta da 40 pagine.

 

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