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Lanerossi: quale eredità?

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6 consolidato quadro di base dell’apparato manifatturiero provinciale, accanto ad aziende in rapida crescita, spesso collegate tra loro da una complessa trama di relazioni e fortemente innovative nei prodotti come nella capacità di stare sul mercato, convivevano realtà minori, di manifattura tradizionale, non sempre in grado di reagire tempestivamente alle crisi congiunturali. In non pochi casi si trattava di imprese dedite al soddisfacimento di una domanda locale, non sempre irradiate provincialmente: e, tuttavia, proprio il loro radicamento territoriale, e la diversificazione merceologica che le caratterizzava, costituirono la base genetica dell’esplosione che le manifattura diffusa conobbe poi nei decenni a noi più vicini. Come detto, l’apparato industriale più rilevante era costituito dalle imprese tessili. Nonostante una contrazione produttiva nel 1909-10, punto di forza del settore rimanevano le produzioni laniere, con il 50% degli addetti del tessile provinciale. Alla vigilia della grande guerra, i lanifici vicentini contavano su circa 2,1 milioni di fusi e 3.100 telai attivi, di cui gran parte (1,950 milioni di fusi e 2.800 telai) in capo ad imprese organizzate in forma azionaria: le quali vedevano il prevalere (con 1,888 milioni di fusi e 2.677 telai) di 5 imprese: il Lanificio Rossi a Schio (con il 49,2% degli impianti di filatura ed il 76,6% dei telai delle società azionarie); il Lanificio V.E. Marzotto a Valdagno e la Filatura di lana a pettine G. Marzotto & Figli a Valdagno-Maglio (complessivamente il 44% delle attrezzature di filatura, ed il 17,4% dei telai per il V.E. Marzotto)11, il Lanificio Cazzola a Schio ed il Lanificio Ferrarin a Sarcedo-Thiene. Se il peso del Rossi e dei due impianti marzottiani connotava il polo laniero vicentino in modo anomalo rispetto agli altri due distretti lanieri italiani, il biellese ed il pratese, basati sulla piccola-media dimensione, le tre grandi imprese convivevano però con un vi- vace tessuto di aziende minori (25, tenendo conto anche dei lanifici Cazzola e Ferrarin) che avevano nel tempo saputo consolidare una qualche nicchia di mercato nel prodotto cardato, soprattutto nell’Italia del Nord. Il riferimento è in particolare allo scledense Lanificio G.B. Conte che, sorto nel 1757 ed ancor oggi l’azienda vicentina più longeva, nel decennio d’anteguerra era stato da Alvise Conte fortemente ammodernato e riposizionato sul prodotto di qualità12. La pur difficile congiuntura del primo dopoguerra, con i grandi scioperi (e le serrate) nel tessile, e la palpabile tensione tra i lavoratori degli altri settori, determinò tuttavia fattori di crescita e di modernizzazione in diversi comparti. La costruzione della base industriale È opportuno a questo punto sottolineare come i fermenti industriali del vicentino anticipassero per certi versi quelli che furono poi i percorsi della più generale (e tardiva) industrializzazione veneta: che, come è noto, si concreta nel secondo Novecento, dopo un lungo periodo di incubazione. L’arrivo della regione all’industrializzazione passò attraverso tre momenti di snodo, compresi tra il secondo decennio del Novecento e la crisi congiunturale del 1963-64. Essi furono: il consolidamento delle attività produttive alla vigilia della prima guerra mondiale, le ricadute locali della crisi industriale degli anni Trenta e gli effetti del miracolo economico sull’economia veneta. In questi passaggi è possibile cogliere le caratteristiche che segnarono l’evoluzione economica regionale: a) il graduale formarsi di aree “forti” all’interno di un contesto che permaneva agricolo, anche quando era investito da una qualche trasformazione manifatturiera; b) il rapido divaricarsi tra grande impresa (all’inizio solamente leggera, poi ad elevata intensità di capitale) e piccole-medie unità produttive; c) l’esplodere – negli anni del “miracolo” – della impresa minore, su cui fu costruita la teoria di un “modello veneto di sviluppo”, reputato originale e “diverso” rispetto alle altre realtà regionali.
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Lanerossi: quale eredità?

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Cason
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Stefano Raia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

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altovicentino
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