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Zingari al bivio: cultura nomade o cultura occidentale?

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Premessa Gli Zingari sono un problema sociologico da sempre. Questo mio studio intende fornire un aiuto a tutti coloro che sugli Zingari vogliono saperne di più antropologicamente e culturalmente e per sfatare miti e leggende metropolitane che fomentano un razzismo diffuso verso questo gruppo marginale ma consistente. Già la dottoressa Mirella Karpati e il dottori Giorgio Ausenda hanno a lungo parlato e scritto sugli Zingari e in questa sede spero di richiamare l’attenzione sui loro lavori. Comunque mentre la prima ha svolto un lavoro principalmente antropologico, e il secondo principalmente statistico, il mio vuol essere una lavoro essenzialmente critico. Il “problema zingaro” è un problema fondamentale in Italia poiché da ben cinque secoli gli Zingari vi sono penetrati e da invasori con caratteristiche dominanti si sono trasformati in esseri sbandati, emarginati, deboli. Non c’è stata osmosi tra le due culture, ognuna è andata per la propria strada e solo ultimamente si sono rinvenute crepe nel sistema: crepe comunque non culturali ma disfattrici che conducono il modello nomade all’estinzione. Il problema della mancata acculturazione tra le due culture è raramente riscontrabile, perché è storicamente affermato che due culture in contatto si integrano, si assimilano col tempo anche se una delle due, di solito quella invadente, prevale. Si può rimediare a questo grave fatto e togliere anche i difetti di un’acculturazione auspicabile solo con l’educazione. Ritengo necessario al proposito sollevare il problema dell’educazione degli adulti, sottolineando che solo comprendendo a fondo la necessità dell’educazione, si può penetrare e risolvere qualsiasi problema riguardante gli Zingari e ogni altro gruppo marginale. L’educazione degli adulti si impone come una necessità: il mondo in rapida evoluzione richiede un continuo processo di adattamento dell’uomo lavoratore per adeguarsi ai sempre nuovi processi di produzione. Al concetto statico di una cultura fine a se’ stessa si deve sostituire il concetto dinamico di una cultura permanente, cioè educazione come durata e non come successione di due momenti distinti: istruzione e vita dell’adulto nella società. Ci si è resi conto che l’alfabetizzazione non deve essere considerata come strumento ai fini di un miglior rendimento del singolo nella società, ma come dato culturale, rispondente al fondamentale bisogno di conoscere dell’uomo. Alla luce di questa nuova educazione si è potuto constatare il fallimento di tante campagne di alfabetizzazione causato dalla nostra incapacità ad innestare i valori nuovi nel contesto dei valori tradizionali, e dalla non valutazione della
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Zingari al bivio: cultura nomade o cultura occidentale?

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Antonietta Montella
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1971-72
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Magistero
  Corso: Pedagogia e Sociologia
  Relatore: Antonio Carbonaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

FAQ

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