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L’astrologia e il potere nella Roma repubblicana e imperiale

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L’astrologia e il potere nella Roma repubblicana e imperiale Le origini: l’astrologia mesopotamica 10 ritiene generalmente che essa sia stata rimaneggiata e abbia una datazione certamente anteriore al VII secolo a.C. I testi, scritti con uno stile molto semplice e asciutto, sono in lingua assira, riproducono una scrittura assira o babilonese 17 e giungono anche alle 150 righe e occupano 2 colonne per ogni lato della tavoletta. L’inizio di ogni presagio è redatto allo stesso modo degli articoli del codice civile, in modo che ogni presagio astrologico, il quale di regola inizia una nuova riga, sia composto di una proposizione al condizionale alla protasi (“se...”) e del risultato della profezia all’apodosi (“allora...”); spesso è aggiunta l’osservazione della condizione (p. es.: “in realtà la luna è stata osservata così al primo giorno”). Il contenuto era ordinato in modo sistematico: le prime 22 tavole riportavano osservazioni della Luna, seguite da osservazioni del Sole (tav. 23 ss.), presagi per giorni foschi (tav. 37) e notti buie (tav. 38), presagi tratti dai venti e dalle condizioni meteorologiche (tav. 45-50), osservazioni di Marte (tav. 56), Venere (tav. 58-61), Giove (tav. 65), Saturno (tav. 69 ss.) 18 . 17 Le copie ancora esistenti dell’enuma Anu Enlil in realtà vennero scritte a Babilonia, a Borsippa, a Dilbat, a Ninive, ad Assur e a Kalhu (la moderna Nimrud). Il Boll, dalla presenza di certi costrutti grammaticali e dalla posizione di alcune parole, (Boll-Bezold-Gundel, Storia dell’astrologia, 1933) dedusse che l’Enuma Anu Enlil fosse una traduzione in assiro-babilonese di testi sumerici risalenti al III millennio a.C. Secondo J. Oates (Babilonia. Ascesa e decadenza di un impero, 1984), l’Enuma Anu Enlil avrebbe invece acquistato la sua forma definitiva soltanto in epoca cassita (XVI-XII sec. a.C.). 18 I pianeti ebbero un ruolo anche al di fuori del campo strettamente astrologico: sulla sommità dei “kudurru”, le stele confinarie babilonesi attestate a partire almeno dal XIV sec. a.C. e indicanti speciali concessioni sovrane, era frequentemente raffigurata la triade Luna-Sole-Venere (sotto forma di una mezzaluna con due dischi con 4 o 6 raggi) con gli altri 4 astri erranti (Giove, Saturno, Marte e Mercurio). Sono giunti fino a noi più di 80 kudurru, dal XIV al VII secolo a.C., soprattutto da Sippar e Babilonia. I kudurru, che indicavano una speciale concessione sovrana, costituivano dei veri e propri documenti ufficiali emessi dal re, o occasionalmente da alti dignitari, per proclamare pubblicamente la concessione ad una particolare persona di un certo pezzo di terra. Il kudurru veniva collocato nella proprietà in questione, mentre copie su tavolette d’argilla erano depositate nei templi per assicurare la conservazione del documento. Su queste pietre, oltre alle divinità planetarie, era scolpita a bassorilievo una gran quantità di altri simboli: il sovrano assieme al beneficiario della concessione, formule di maledizione per chi avesse rimosso o demolito il kudurru, ecc. I pianeti raffigurati sui kudurru potrebbero avere avuto la funzione di testimoniare e garantire (a livello per così dire “cosmico”) l’inviolabilità dei confini stabiliti dal sovrano: lo spostamento di un cippo di confine, oltre ad essere un delitto contro la proprietà, era anche
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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Oriani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Archeologia
  Relatore: Dario Sabbatucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 371

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