Lingua e identità. Il caso altoatesino.

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Una delle misure più drastiche è rappresentata dall’italianizzazione della scuola, quando nel 1923 il decreto del ministro Gentile rende obbligatorio l’uso dell’italiano come unica lingua d’istruzione. La risposta ad una tale negazione dell’identità linguistica viene data nell’area di Bolzano con la creazione di scuole clandestine di insegnamento elementare in lingua tedesca, le cosiddette Katakombenschulen (“scuole-catacomba”), il cui fondatore è Michael Gamper. I corsi vengono tenuti in luoghi d’incontro quotidiani come parrocchie, fienili e osterie e nel 1939 superano le trecento classi. A causa però della limitatezza dei mezzi e del personale docente, lo sforzo non ottiene i risultati sperati, comunque rappresenta una delle estreme azioni di resistenza all’italianizzazione forzata. A tutto ciò si aggiunge la costituzione di ampie zone industriali nella zona di Bolzano e Merano, con lo scopo di accogliere migliaia di immigrati italiani provenienti da altre province che trovano lavoro in queste fabbriche nella quali è proibita l’assunzione di lavoratori di lingua tedesca. Tuttavia, dopo una decina d’anni di politica di assimilazione, Tolomei è costretto a constatare che non ha ottenuto i risultati sperati. Sperimenta così una nuova strategia, ovvero un’immigrazione massiccia italiana con lo scopo di “occupare” il territorio. A questo punto occorre ricordare alcuni dati: nel 1918 le persone di lingua italiana sono poco più di settemila, pari al 3% della popolazione; nel 1945 circa il 35% della popolazione si riconosce nella lingua e origini italiane. La prima fase immigratoria si ha tra il 1919 e il 1926 con l’insediamento soprattutto di funzionari e impiegati nell’amministrazione della nuova provincia. La seconda ondata, invece, risulta essere più consistente, in quanto legata al progetto di industrializzazione di Bolzano e di altri centri urbani (Merano, Bressanone, Fortezza) avviato tra il 1934 e il 1935, e porta ad una vera alterazione degli equilibri preesistenti (Dogliani 1999, pp.305 ss). Le misure della politica fascista in Alto Adige ebbero effetti non soltanto sui gruppi linguistici tedesco e ladino, ma anche su quello italiano. I postumi di questo pensiero colonialistico si riscontrano ancora in maniera evidente nei partiti di destra e ciò favorisce la contrapposizione tra i gruppi linguistici, ostacola l’apprendimento della seconda lingua e il contatto con la cultura degli altri, che nell’inconscio sociale vengono avvertiti come persone non di pari valore. Parallelamente, nella memoria collettiva del gruppo tedescofono si è radicato profondamente il ricordo di questo processo di violenza che proibiva ai parlanti tedeschi di utilizzare la loro stessa lingua e i loro dialetti in situazioni pubbliche o semi-pubbliche. Questi avvenimenti vengono associati ad un “primo trauma” nella memoria delle popolazioni locali e hanno lasciato un segno così profondo che si protrae nelle generazioni assieme alla paura dell’avvicinamento e soprattutto della 7

Anteprima della Tesi di Cristina Caiti

Anteprima della tesi: Lingua e identità. Il caso altoatesino., Pagina 6

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cristina Caiti Contatta »

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