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La posizione schizo-paranoide: un caso di psicosi

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La posizione schizo-paranoide e un caso di psicosi 3 Introduzione “L'etiologia comune che determina lo scoppio di una psiconevrosi o di una psicosi rimane sempre la frustrazione, il mancato appagamento di uno di quegli invincibili desideri infantili che la nostra organizzazione, filogeneticamente determinata, hanno radici così profonde” (S. Freud, Nevrosi e psicosi, 1924) Il termine psicosi deriva da “psyché” (soffio, anima) e da “sis” (suffisso verbale per indicare azione), e significa azione di animare, dar vita. A sua volta “psyché” è collegato con i verbi “psychìa” (animare) e “psycho” (soffiare, respirare). Questo senso etimologico non corrisponde al senso specifico ulteriore della parola, e l'apparizione del termine nel significato strettamente psichiatrico è relativamente moderna. Nonostante l'uso comune che tende a confonderli, follia, pazzia e malattia mentale non sono dei sinonimi. Follia deriva dal latino “folle” che significa mantice, otre, recipiente vuoto e rimanda all'idea di una testa piena d'aria. La parola “pazzia” ha un'origine incerta, ma probabilmente deriva dal greco “pathos”, che significa “sofferenza” e dal latino “patient” (paziente, malato), concentrando dunque il significato sull'esperienza dolorosa anziché sulle bizzarrie e le stravaganze del folle. Il termine “follia” è oggi assolutamente in disuso nel linguaggio scientifico, che preferisce i termini “malattia mentale”, alludendo a qualcosa di disfunzionale, rappresentabile secondo un particolare modello scientifico, che è quello della medicina clinica. Nelle antiche società umane, la follia possedeva una forte connotazione mistica, essendo ritenuta derivante dall'influsso di qualche divinità (l'epilessia, ad esempio, per questo motivo, veniva chiamata “morbo sacro”). Il trattamento della follia era dunque di tipo mistico-religioso, praticato dai sacerdoti del tempio, che tentavano di alleviare i sintomi con riti e preghiere. I sacerdoti tentavano anche di interpretare i sintomi del folle come se fossero dei messaggi provenienti da entità sovrannaturali. A volte la follia poteva essere considerata anche una punizione, una maledizione divina: in questo caso la persona giudicata folle veniva emarginata dalla collettività. Ippocrate (460 AC – 377 AC, il medico più autorevole del tempio di Asclepio, nell'isola di Kos) valorizzò per la prima volta, nel “De morbo sacro” il ruolo conoscitivo del cervello, dell'intelletto, condannando le pratiche medico-psichiatriche operate da sacerdoti e sciamani.
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La posizione schizo-paranoide: un caso di psicosi

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Favole
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Tesi di specializzazione del II anno di corso in Psicoterapia Psicoanalitica
Anno: 2008
Docente/Relatore: Claudio dott. Grasso
Istituito da: Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

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Parole chiave

angoscia persecutoria
casi clinici
identificazione proiettiva
intoiezione
melanie klein
posizione schizo-paranoide
proiezione
psicosi
scissione
storia della follia
teoria delle relazioni oggettuali

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