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11 settembre 2001 - La reazione dell'Islam in Occidente

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L’obbiettivo era quello di dirottare gli aerei, guidandoli verso le zone più popolate della città, facendoli esplodere a mezz’aria. Fortunatamente l’attentato fu sventato grazie ad un blitz anti- terrorismo, e non ci furono conseguenze gravi. 4- La “reislamizzazione” dell’Islam Tre attentati, di gravissime proporzioni, hanno scosso il mondo occidentale in questi primi anni del nuovo millennio. Tre attentati che hanno colpito tre diverse città, tre metropoli, tre simboli dell’Occidente. Ciò che accomuna i tre avvenimenti, e rende il tutto ancora più preoccupante e spaventoso, è la fonte dalla quale provengono. Il volto nemico associato a questi tristi avvenimenti è Osama bin Laden, leader di un gruppo radicale islamico chiamato al-Qaeda. Ma andiamo per ordine. Ai tempi della guerra tra URSS e Afghanistan, scoppiata nel 1979, Osama bin Laden (rampollo di una ricca famiglia dall’Arabia Saudita) investì ingenti somme di denaro al fine di creare i mezzi 4 per poter reclutare mujahidin pronti a combattere il jihad 5 . Giovandosi dell’aiuto degli stessi Stati Uniti che, impegnati nella guerra fredda contro lo storico rivale sovietico, fornirono addestratori e armi, l’esercito afgano sconfisse l’URSS. Ma bin Laden non si fermò. Approfittando delle armi e dei mezzi lasciati a disposizione dagli Stati Uniti, e quelli abbandonati dalle truppe sovietiche che lasciarono il campo, l’Islam armato aveva tutto ciò che serviva per poter dare inizio alla sua guerra di religione. Il jihad non doveva essere circoscritto ai Paesi arabi, colpevoli di non applicare la shari’a 6 (comunque anch’essi rei), ,a anche a tutti quei Paesi identificati nella sfera della dar al-harb 7 . In questa sfera compaiono infatti tutti i Paesi che non sono sottomessi all’Islam, tra cui ovviamente quelli occidentali. Simbolo di questi Paesi sono gli 4 Uno dei principali mezzi di reclutamento era l’Ufficio Servizi (MAK) che accolse mujahidin provenienti da ogni parte del mondo islamico 5 Il Corano (prima fonte della religione islamica) dedica ampie parti al jihad. Esso non significa in sé e per sé “guerra”, bensì sforzo per diffondere e difendere l’Islam. Secondo la tradizione, durante il periodo meccano di Muhammad, tale sforzo si basava sulla predicazione. Ma con l’inizio del periodo medinese, dopo il 622 (anno dell’Egira), il significatò di jihad cambiò, diventando effettivamente guerra per la fede. Non essendoci comunque un significato univoco per il termine, e non essendoci un magistero dottrinale nel mondo islamico che possa guidare all’interpretazione delle fonti, i musulmani si ispirano liberamente al significato che vogliono. 6 La shari’a è la legge divina, il volere di Dio che prescinde dalla storia e dalle circostanze. Comprende tutti i codici di usanze e costumi del mondo islamico, che si diffondono attraverso le fonti, come il Corano o gli hadit (raccolta di insegnamenti e aneddoti del Profeta). 7 Nel Medioevo, i giuristi islamici divisero il mondo in due grandi aree. La prima era la dar al-islam (letteralmente “la casa dell’Islam”), cioè tutti quei Paesi in cui regnava la shari’a. La seconda era la dar al-harb (letteralmente “la casa della guerra”) dove regnavano gli infedeli, da sottomettere all’Islam mediante l’aiuto di Dio. 5
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11 settembre 2001 - La reazione dell'Islam in Occidente

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Perra
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Patrizia Manduchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 33

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