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La fecondità in Italia: riflessioni teoriche ed evidenze empiriche in un confronto tra le province

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14 regionale sussistevano però forti disparità tanto che, mentre nelle regioni meridionali il numero medio di figli per donna era superiore a 3, nelle regioni centrali e settentrionali, ad eccezione del Nord-Est, già non si raggiungeva il livello di rimpiazzo (2,1) 4 . Gli anni ’60 iniziarono con una nuova forte ripresa della natalità, tanto da essere ricordati come gli anni del baby boom, oltre che del miracolo economico. Furono dunque anni di espansione e di crescita sotto tutti gli aspetti. In realtà i tassi di fecondità crebbero solo fino al 1964, quando si raggiunse il picco di 2,7 nati per donna ed inoltre l’incremento riguardò soprattutto le regioni settentrionali e centrali, che hanno sempre avuto i tassi più bassi, mentre ebbe dimensioni modeste nel meridione. Se confrontiamo, poi, la situazione italiana con quella coeva degli altri paesi dell’Europa, possiamo notare che i nostri tassi di fecondità restavano pur sempre inferiori a quelli di Francia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo e Irlanda. Così l’eccezionale valore di 2,7 nascite per donna raggiunto nel 1964 rimase inferiore a quelli massimi raggiunti in Francia e Gran Bretagna nello stesso anno, ossia 2,9, e a quello di 3,2 raggiunto dai Paesi Bassi nel 1961. E’ necessario sottolineare che gli alti tassi del decennio sembravano essere garantiti anche da una legislazione apparentemente propensa alla difesa della natalità e tesa a sostenere la crescita della popolazione. In merito possiamo ricordare che vigevano norme penali che consideravano reato la propaganda e la vendita di mezzi anticoncezionali e l’interruzione 4 “…Ogni 100 bambine nascono 106 bambini circa, quindi occorre che 100 donne mettano al mondo – per “rimpiazzare” se stesse e i loro compagni virtuali – 100 bambine e 106 bambini. Cioè 206 figli per 100 donne, ovvero 2,06 a testa. Inoltre le popolazioni sviluppate attuali, benché ad altissima sopravvivenza, hanno una mortalità pur minima nelle età infantili e giovani: ecco perché, all’incirca, si pone il livello di rimpiazzo a 2,1 figli per donna.”, Livi Bacci Massimo, Errera Giovanni, Intervista sulla demografia. Sviluppo, stato sociale, migrazioni, globalizzazione e politica, Etas, Milano, 2001, p.80
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La fecondità in Italia: riflessioni teoriche ed evidenze empiriche in un confronto tra le province

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Informazioni tesi

  Autore: Patrizia Cerri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Odo Barsotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

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