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“Kadogo”: bambini-soldato della Repubblica Democratica del Congo. Il caso dei Mayi-mayi in Kivu

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Da quei tempi la natura del conflitto armato è molto cambiata. Se una volta l’impiego dei bambini-soldato 1 rappresentava l’eccezione, nei conflitti armati odierni l’eccezione consiste nel loro mancato arruolamento. Trecentomila. Questo è il numero dei bambini-soldato sparsi in tutto il mondo secondo le recenti stime del Rappresentante dei Bambini e Conflitti Armati del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Due milioni, invece, è il numero di bambini che negli ultimi dieci anni hanno perso la vita a causa del coinvolgimento diretto o indiretto in un conflitto armato. A milioni si contano per lo stesso motivo i piccoli sfollati, gli orfani, i mutilati, i violentati. Numeri spaventosi di un fenomeno che non dovrebbe nemmeno esistere. La decima parte di questa tragica realtà riguarda la Repubblica Democratica del Congo (RDC). Sul fronte politico, le organizzazione specializzate e i mezzi d’informazione parlano da decenni di crisi di stato-nazione, una crisi che sembra non avere fine sebbene recentemente nel paese si sia avviata un’effettiva democratizzazione. Martin Bell, ex corrispondente di guerra ed ex parlamentare britannico, oggi ambasciatore dell’UNICEF, in una sua recente pubblicazione denuncia la situazione in Congo: “Dalla leva militare a Cipro alla visita per conto dell’UNICEF nel 2006, ho trascorso quasi mezzo secolo negli angoli irrequieti del mondo, comprendenti 99 paesi e 13 zone di guerra. Quello nella RDC è stato il più scioccante, seppur per certi aspetti il più ispiratore, di tutti questi incarichi” 2 . Sul fronte storiografico, una miriade di opere sono state scritte da esperti africanisti sui più diversi argomenti, tralasciando o non curandosi abbastanza del terribile fenomeno dei bambini-soldato. Come ebbe a dire George Rupp, presidente dell’organizzazione umanitaria International Rescue Committee, questa è “una catastrofe umanitaria di orribili e scioccanti proporzioni. Le peggiori previsioni di 1 Nel presente lavoro utilizzeremo la locuzione «bambino-soldato» per riferirci ad ogni persona avente meno di 18 anni che fa parte di qualsiasi tipo di gruppo o forza armata regolare o irregolare, a qualsiasi titolo, indipendentemente dal fatto di portare con sé armi o meno. Quindi, per esempio, anche cuochi, portatori, messaggeri, spie, così come le bambine o le adolescenti reclutate a fini sessuali o in vista di un matrimonio forzato. Tale definizione corrisponde a quella formulata in occasione del simposio tenutosi a Città del Capo (Sudafrica), nell’aprile del 1997 e formalizzata nei “Cape Town principles and best practice on the prevention of recruitment of children into the armed forces and on demobilization and social reintegration of child soldiers in Africa”. Fonte: http://www.unicef.org/emerg/files/Cape_Town_Principles(1).pdf 2 M. Bell, Child alert. Democratic Republic of Congo, UNICEF, luglio 2006, p.7. 4
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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Tessarini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Giuseppe Scidà
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

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