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Fondi pensione: disciplina giuridica, valutazione finanziaria e vantaggi per gli iscritti

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- 6 - 2.1.1 La riforma Amato Il percorso normativo è iniziato con la riforma Amato (d.lgs. 503/1992), la quale: - Ha innalzato l’età per la pensione di vecchiaia da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 per gli uomini - Ha innalzato il requisito minimo per la pensione di vecchiaia da 15 a 20 anni - Ha modificato la base pensionabile presa a riferimento per il calcolo delle prestazioni pensionistiche: si passa dalla retribuzione media degli ultimi cinque anni a quella degli ultimi dieci, e all’intera vita lavorativa per quelli che al 1 gennaio 1996 non avevano ancora iniziato a contribuire. - Infine è stata modificata pure l’indicizzazione delle pensioni: le stesse non erano più indicizzate alla dinamica retributiva, ma al tasso di inflazione. Tutto questo è avvenuto in un arco di tempo pluriennale, per poter salvaguardare i diritti acquisiti dai soggetti che erano assoggettati ai precedenti regimi pensionistici. 2.1.2 La riforma del 1993 Nel 1993 viene approvata la legge istitutiva dei fondi pensione, con d.lgs. 124/1993 che, come già detto, ha introdotto la distinzione tra Fpn e Fpa. I fondi pensione preesistenti (Fpp) alla data di approvazione del decreto erano costituiti all’interno delle imprese, in genere grandi organizzazioni come banche, assicurazioni, o gruppi industriali multinazionali, e spesso erano costituiti non a favore di tutti i dipendenti, ma solo per i dirigenti. Molte volte non formavano nemmeno un patrimonio giuridicamente autonomo e separato, ma erano parte del patrimonio dell’impresa stessa che li promuoveva. Per questi fondi, gli schemi adottati erano per lo più a beneficio definito con gestione finanziaria diretta, o a contribuzione definita con gestione assicurativa del patrimonio7. I nuovi fondi istituiti dal decreto del ’93 differivano in parte da quelli esistenti, per varie ragioni. In primo luogo l’adesione agli stessi avveniva in modo volontario, e non obbligatorio come nei Fpp. In secondo luogo per i lavoratori dipendenti erano imposti schemi a contribuzione definita, andando così a scaricare i rischi finanziari sull’aderente. Era invece prevista, per le organizzazioni di lavoratori autonomi e di liberi professionisti, anche l’adozione di schemi a beneficio definito, al fine di garantire «una prestazione determinata con riferimento al livello del reddito o a quello del trattamento pensionistico obbligatorio» (art. 1 c. 2, b) ). In terzo luogo il decreto prevedeva la costituzione di fondi in forma di associazioni (riconosciute e non) e di fondazioni, ovvero attraverso la costituzione di un patrimonio destinato all’interno del patrimonio di società, a patto che la società fosse una S.p.A. o una S.A.p.A., che il patrimonio fosse dotato di strutture gestionali, amministrative e contabili autonome e separate, e che la contabilità e i bilanci fossero sottoposti a controllo contabile e certificazione da almeno due esercizi chiusi in data antecedente a quella della richiesta di autorizzazione. 7 Per fondo pensione a contribuzione definita si intende uno schema previdenziale nel quale viene fissato il livello contributivo e le cui prestazioni non sono definibili a priori in quanto dipendono dal risultato ottenuto dalla gestione del patrimonio del Fondo. A parità di contribuzione è quindi il rendimento degli accantonamenti che determina l'entità della prestazione. Il regime a beneficio definito prevede una prestazione già determinata indipendentemente dai risultati della gestione finanziaria.
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Informazioni tesi

  Autore: Christian Baire
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Andrea Calamanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

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