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La testa indipendente. Movimenti sociali urbani e centri sociali autogestiti

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6 In Della Porta, Diani7 possiamo leggere: “Riducendo i fenomeni collettivi alla sommatoria di comportamenti individuali, teorie di derivazione psicologica definivano i movimenti sociali come manifestazione irriflessa dei sentimenti di privazione, sperimentati dagli attori nei confronti di altri soggetti sociali, e dei sentimenti di aggressione derivanti dalla frustrazione di aspettative diffuse. (...) L’ipotesi che a situazioni di frustrazione, sradicamento, privazione e crisi sociale seguano automaticamente delle rivolte, riduce queste ultime ad aggregazioni di comportamenti individuali. Questa prospettiva ignora inoltre l’importanza delle dinamiche attraverso le quali sentimenti sperimentati a livello individuale (micro) danno vita a fenomeni (macro) come i movimenti sociali o le rivoluzioni.” Un’ ulteriore critica mossa all’approccio del collective behaviour riguarda l’incapacità di riconoscere l’importanza della dimensione strategica dell’azione collettiva per focalizzarsi maggiormente sulle dinamiche impreviste, e la limitatezza della descrizione della realtà senza dedicare grande attenzione alle fonti strutturali dei conflitti che compongono i movimenti. 8 A questa corrente se ne affiancano altre, come il filone conservatore europeo che alla fine del XIX sec si occupa della folla. Sono le analisi di Le Bon a proporre un’immagine irrazionale e caotica delle folle, nelle quali le capacità individuali e la razionalità vengono schiacciate dalla suggestione collettiva. Le Bon in particolare analizzò il comportamento delle masse utilizzando i concetti di contagio e suggestione per spiegare i meccanismi della folla che portano all'emergere dell'emotività, dell'istintualità e dell'inconscio altrimenti repressi negli individui dal controllo sociale ordinario. Nella sua teoria, che sarà ripresa da Tarde, da Freud e altri, il nocciolo della questione rimane l’ influenza sociale della folla come esaltazione ed esplosione dell'inconscio e dell'irrazionalità.9 Questa teoria, intesa in termini negativi poichè attribuisce alla folla un’egemonia tale da tenere soggiogati gli individui influenzandoli, dunque ritiene le folle facilmente manipolabili e suggestionabili da minoranze di agitatori in grado anche di incitare gli individui alla violenza. 7 D.Della Porta, M.Diani, I movimenti sociali, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1997, pag. 17 8 Ivi, pag. 20 9 http://biografie.studenti.it/biografia.htm?BioID=1751&biografia=Gustave+Le+Bon . Nato a Nogent-le-Rotrou il 7 maggio 1841, lo psicologo sociale e sociologo Gustave Le Bon è noto particolarmente per la sua opera "La psicologia delle folle" nella quale indaga il comportamento delle masse.
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La testa indipendente. Movimenti sociali urbani e centri sociali autogestiti

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Informazioni tesi

  Autore: Judith Mongiello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Alfredo Alietti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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