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Valorizzazione dell'area dell'ex fornace Lolli di Fusignano (RA): ipotesi di restauro e allestimento dei reperti industriali e di progetto di un nuovo polo di formazione professionale

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20 Percorrendo l’Italia si trovano anche esempi di recupero grazie a fondazioni d’arte o m u s e i d’arte contemporanea, in questo caso gli ampi spazi delle ex fabbriche ben si adattano ad diventare cornici suggestive di capolavori anche di grandi dimensioni. Esempi ormai noti: la centrale elettrica Montemartini a Roma, che tra turbine e macchine perfettamente restaurate ospita statue e basso rilievi dai Musei Capitolini; oppure la Fondazione Burri negli antichi essicatoi del tabacco della Città di Castello. In altri casi si è agito instaurando funzioni specifiche come poli scientifici e tecnologici, o tramite consorzi commerciali o artigianali, non mancano scuole, biblioteche, centri per la cultura. Molto più vasto e differenziato appare il panorama di interventi all’estero, soprattutto nei paesi Nord Europei, dove valorizzazione e riuso consapevole di siti industriali sono sentimenti collettivi ormai consolidati. I governi stessi, con speciali piani di sviluppo, perseguono questi obiettivi impegnandosi in una sistematica riqualificazione dei reperti industriali. Comprensibile se si considera che questi paesi hanno vissuto la rivoluzione industriale in anticipo sull’Italia, e di conseguenza anticipatamente hanno sviluppato la sensibilità e coscienza verso le problematiche della salvaguardia. Queste soluzioni sono però finora state attuate solo in città a salvaguardia di grandi complessi ex-industriali; rimangono ancora esclusi da sistematiche operazioni di valorizzazione i piccoli opifici e le manifatture che punteggiano il territorio e che spesso appartengono alla primissima fase di industrializzazione. Non è facile reperire esempi della prima epoca industriale, nella loro forma ancora originale, poiché spesso sono stati ‘aggiornati ’ oppure sono caduti in disuso e in rovina prima di diventare oggetti di studio dell’archeologia industriale. Questi esempi sarebbero testimonianza della nascita della fabbrica con una forma architettonica propria, svincolata dagli stili accademici, con preoccupazioni puramente funzionali. Solo successivamente subentrò l’uso che gli edifici industriali rispettassero i canoni estetici in voga al momento e soltanto dopo un secolo si tornerà al funzionalismo. Bisogna ricordare che in Italia un movimento tecnologico come quello britannico, per ampiezza e periodo storico, non ha avuto luogo: la grande industrializzazione in questo paese, e segnatamente in Emilia-Romagna, è arrivata solo molto più tardi. Una volta giunta in Italia, la diffusione dell’industria ha seguito un percorso a suo modo originale e unico, forse, in Europa; così lo descrivono Massimo Tozzi Fontana, Enrico Chirigu (funzionari IBC) all’ultimo congresso del TICCIH: ‘puntiforme se visto sulla carta, non geograficamente omogeneo’, ‘senza scatenare rivoluzioni, ma che ha introdotto l’innovazione a piccoli passi e con grandi battute
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Informazioni tesi

  Autore: Elena Giugni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Andrea  Alberti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 209

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