La Retorica di Reagan: dalla Crisi della Distensione all' ''Impero del male''

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8 amore per la libertà e che avevano il coraggio di lasciare il proprio paese”. Non esitava a parlare di “appuntamento col destino”, citando Franklin Roosevelt, e ad esprimere il proprio desiderio di “vedere il paese diventare, ancora una volta, un paese dove una bambina di sei anni può crescere conoscendo quelle stesse libertà” che lui, crescendo in America, aveva conosciuto; di “vedere lo spirito americano sprigionarsi ancora una volta” e di fare finalmente dell’America “quella luminosa, dorata speranza per cui è stata designata da Dio”19. La critica alla distensione nei confronti dell’Unione Sovietica, politica iniziata con Nixon e destinata ad andare avanti con l’amministrazione Carter, diventava dunque il tema principale del candidato Reagan durante la campagna del 1976. Al rifiuto di un atteggiamento rinunciatario e di eccessive concessioni nei confronti dell’avversario comunista si accompagnava poi la messa in discussione di uno dei cardini della politica estera americana durante tutta la Guerra Fredda, ovvero il contenimento. L’idea che gli Stati Uniti non potessero tollerare l’esistenza dell’impero sovietico, che per loro fosse moralmente sbagliato, era però già presente nella testa dell’ex-governatore della California: l’assetto emerso a Yalta e la sottomissione dell’Europa orientale agli interessi di Mosca non dovevano più essere accettati da Washington, così come non lo erano mai stati da Reagan20. Nel corso del 1975 si erano avuti chiari segnali su come questi concepisse le relazioni con l’URSS, e più in generale col blocco comunista. In maggio aveva seccamente liquidato il comunismo come “una forma di follia, un’aberrazione temporanea destinata un giorno a scomparire dalla Terra perché incompatibile con la natura umana” 21 ; in ottobre, in un discorso alla radio, si era pronunciato contro la distensione che, di fatto, andava a tutto vantaggio dei sovietici, e sotto la quale Mosca nascondeva le proprie tradizionali strategie di aggressione al blocco occidentale: “la distensione per l’Unione Sovietica era un affare da non rifiutare”22. La coesistenza tra le due potenze dunque non poteva andare avanti. Continuare ad accettare l’egemonia sovietica sulla propria sfera d’influenza, solo in virtù del fatto che anche gli Stati Uniti ne avessero una, era sbagliato. Reagan non aveva mai digerito l’idea che i due paesi potessero essere messi sullo stesso piano e paragonati, che 19 Lou Cannon, “Reagan”. Longanesi, Milano, 1982, p. 248; testo del discorso, “To Restore America”, reperibile su http://www.cnn.com/SPECIALS/2004/reagan/stories/speech.archive/restore.html , data ultimo accesso marzo 2008. 20 Paul Kengor, “The crusader”. New York, 2007, pp. 41-43. 21Reagan, “Communism, the Desease” in Kiron Skinner, “Reagan, in his own hand: the writings of Ronald Reagan that reveal his revolutionary vision forAmerica”. New York, 2001, p.12. 22 Kengor, “The crusader”, p. 48.

Anteprima della Tesi di Marco Fantaccini

Anteprima della tesi: La Retorica di Reagan: dalla Crisi della Distensione all' ''Impero del male'', Pagina 6

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marco Fantaccini Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

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