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La lotta per il riconoscimento di un'identità: la ''Primavera Nera'' in Cabilia

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14 stinità, attirando ancor di più le simpatie degli emarginati. La colpa mag- giore del movimento fu l’imposizione di una visione unica della nazionalità: l’Algeria era Araba e Islamica, a scapito dello zoccolo duro dell’ENA, for- mato da Imazighen, coscienti e orgogliosi di essere “uomini liberi”. La stessa posizione era condivisa dall’Association des Ulemas Musul- mans Algériens, che pur non condividendo la rivoluzione armata, si richia- mava all’ideale di uno Stato Algerino e Islamico, dove l’unica lingua era l’Arabo. Il loro motto, «L’Algeria è la mia patria. L’Arabo è la mia lingua. L’Islam è la mia religione»28, fu un’espressione usata anche dopo l’Indipendenza, per bloccare le rivendicazioni masire. A difesa della loro concezione della nazionalità algerina, gli Ulema non esitavano a denuncia- re, come agenti del colonialismo, tutti quei berberisti che si opponevano alla loro visione di unità algerina, araba e musulmana. A questo scopo, trovaro- no, tra i Cabili stessi, dei validissimi portavoce, riuscendo così a ridurre la portata del messaggio dei difensori della cultura Amazigh tra le masse. 2. Il Congresso del 1947 del PPA-MTLD. All’annuncio della vittoria alleata nella II Guerra Mondiale, le città cabile di Guelma e Sétif manifestarono la loro gioia per strada, convinti che la liberazione della Francia avrebbe significato la libertà per l’Algeria. Il conseguente stato d’assedio provocò almeno millecinquecento morti, anche se le cifre ufficiali non sono considerate attendibili29. Allo scopo di calmare gli animi, la Francia annunciò l’amnistia, poco prima delle elezioni per l’Assemblea Costituente del 1946, ma Messali, dal carce- re, invitò la popolazione a disertare le urne. Fece, perciò, scalpore che, po- chi mesi dopo, in seguito alla scarcerazione del suo leader, il PPA decidesse di presentare, con il nome di Mouvement pour le Triomphe des Libertés Démo- cratiques (MTLD), delle liste alle votazioni per l’Assemblea Nazionale Francese. I militanti chiesero un Congresso Straordinario, che fu sostituito da una Conferenza dei Quadri, che confermò la partecipazione elettorale e respinse la proposta di Bennaï Ouali e Amar Ould Hamouda30, per la crea- zione di un’organizzazione paramilitare. Il Congresso si svolse l’anno successivo, provocando un tumulto di polemiche interne. I rappresentanti della Cabilia, chiesero una partecipa- zione proporzionale al numero di militanti per ogni regione. Gli Imazi- ghen, da soli, costituivano, infatti, un gruppo più numeroso del resto dei militanti messi assieme. Hocine Aït Ahmed31 scrisse: «Dopo l’aprile 1946, io partecipai alle riunioni dell’Ufficio Nazionale d’Organizzazione in quanto rap- 28 Abdelkarim Bousafsaf, «L’association des Oulama musulmans algériens et sa position a l’égard du mouvement berbère en Algérie»; in Revue d’histoire maghrebine (époque moderne et con- temporaine), n. 63-64, luglio 1991, edizioni CEROMDI-ZAGHOUAN. 29 Gianpaolo Calchi Novati, «Storia dell’Algeria indipendente: dalla guerra di liberazione al fondamentalismo islamico», Edizioni Bompiani, Milano, 1998. 30 I due dirigenti erano di origine cabila, ed erano stati tra coloro che avevano suggerito la creazione di un programma d’insegnamento in Tamazigh, respinto qualche tempo prima. 31 Hocine Aït Ahmed nacque a Michelet, un “commune de plein exercice” (il cui nome odierno, e antico, era Aïn El-Hammam), il 20 agosto 1926, giurista e figlio di un qadi (giudice mu- sulmano) benpensante. Già a 16 anni iniziò la sua lunga vita di lotta, aderendo al PPA di Messali, e divenne uno dei nove “Capi Storici” della Rivoluzione.
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La lotta per il riconoscimento di un'identità: la ''Primavera Nera'' in Cabilia

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Informazioni tesi

Autore: Annalisa Pia
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2007-08
Università: Università degli Studi di Cagliari
Facoltà: Scienze Politiche
Corso: Scienze Politiche
Relatore: Bianca MariaCarcangiu
Lingua: Italiano
Num. pagine: 181

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