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Crimini internazionali e rilevanza dell'ordine superiore

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Congedatosi dal Gen. Mältzer, il Kappler si recò nel proprio ufficio in Via Tasso. Qui chiamò a rapporto gli ufficiali dipendenti e li informò che di lì a poco doveva eseguirsi la fucilazione di 320 persone in conseguenza dell'attentato di Via Rasella. Al termine della riunione il Kappler impartì l'ordine secondo cui tutti gli uomini del suo comando, di nazionalità tedesca, dovevano partecipare all'esecuzione. Contemporaneamente ordinò al Cap. Schutz di dirigere l'esecuzione e gli diede disposizioni particolari in merito alle modalità dell'esecuzione medesima. Inoltre incaricò il Cap. Kochler di trovare immediatamente, in qualche vicina località adatta per l’esecuzione, una cava in modo che la stessa potesse essere trasformata in camera sepolcrale, chiudendone gli ingressi. Date queste disposizioni, il Kappler si recò a mensa. Ivi qualche tempo dopo il Cap. Schutz lo informò di avere appreso poco prima della morte di un trentatreesimo soldato tedesco fra quelli rimasti feriti in seguito all'attentato. Il Kappler, saputo da quell'ufficiale che nella mattinata erano stati arrestati altre dieci ebrei, diede ordine a quest'ultimo di includere dieci di questi fra quelli che dovevano essere fucilati. Intanto giunse a mensa il Cap. Kochler, il quale riferì al Kappler che la cava per l'esecuzione era stata trovata e che l'ufficiale del genio, che aveva visto il luogo, riteneva tecnicamente semplice chiudere l'imboccatura della cava stessa. Il Kappler si diresse subito, assieme al Cap. Kochler, verso il luogo scelto per l'esecuzione. Questo si trovava nella località delle Cave Ardeatine ad un chilometro dalla Porta S. Sebastiano. Ivi giunto ispezionò la cava; quindi, ritornato all'aperto trovò sul piazzale il primo autocarro di vittime. Mentre egli si aggirava nei pressi delle Cave Ardeatine, il Cap. Schutz, il quale aveva avuto l'incarico di dirigere l'esecuzione, riunì gli ufficiali ed i sottufficiali e, spiegate le modalità con le quali doveva essere effettuata la fucilazione delle vittime, disse che quanti non si sentivano di sparare, non avevano altra via di uscita che mettersi al fianco dei fucilandi. Quindi iniziò l'esecuzione: cinque militari tedeschi prendevano in consegna cinque vittime, le facevano entrare nella cava, che era debolmente illuminata da torce tenute da altri militari posti ad una certa distanza l'uno dall'altro, e le accompagnavano fino in fondo, facendole svoltare in altra cava che si apriva orizzontalmente; qui costringevano le vittime ad inginocchiarsi e, quindi, ciascuno di essi sparava contro la vittima che aveva in consegna. Il Kappler partecipò, una prima volta, alla seconda esecuzione. Il tetro spettacolo dei cadaveri che, dopo le prime esecuzioni, si presentava alla vista delle vittime, quando queste entravano nella cava e s'inginocchiavano per essere fucilate, è espresso sinteticamente dal teste Amonn, 10 il quale fu presente all'esecuzione, ma non sparò perché non ne 10 Cfr. Ascarelli, Le Fosse Ardeatine, Canesi, Roma, 1965, pp. 104 e ss. 9
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Crimini internazionali e rilevanza dell'ordine superiore

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Informazioni tesi

  Autore: Serena Mattiuz
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Emanuela Fronza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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Parole chiave

crimini di guerra
dovere di obbedienza
esimenti
manifesta criminosità
ordine del superiore
priebke

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