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Teoria del voto ed istituzioni: analisi dei criteri di voto del trattato di Nizza e del trattato di Lisbona

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è concesso di autodeterminarsi o di esprimere il proprio consenso; poiché tali possibilità devono essere concessi a tutti, è più opportuno dire che sia il suffragio universale a caratterizzare la democrazia. Solo dopo si procede materialmente al conteggio dei voti, e si applica la regola di maggioranza per quantificare concretamente i “molti”. Come criterio tecnico, è indifferente che i voti sino dati liberamente, perciò dire che la maggioranza massimizza la libertà implica attribuirle una virtù che non le appartiene. Questa conclusione ci conduce all’altra categoria di argomenti che giustificano il principio di maggioranza, cioè gli argomenti tecnici. Infatti, intesa nel senso appena definito, la maggioranza diventa un espediente tecnico cui si ricorre per contare i voti. Secondo tali argomenti, la regola sarebbe razionale secondo lo scopo, perché si può raggiungere una decisione collettiva tra persone che hanno opinioni diverse, cosa che non è consentita dall’unanimità. In una collettività, si può richiedere che una decisione abbia il massimo consenso possibile, ed allora si utilizza l’unanimità; questo, tuttavia, porta all’inazione, soprattutto se la collettività è abbastanza numerosa. La regola di maggioranza viene proposta per permettere la formazione di una volontà collettiva in un’assemblea, in opposizione all’unica regola alternativa, l’unanimità, che ostacola o addirittura preclude la formulazione di una volontà collettiva o la permette solo in casi eccezionali, quali quelli in cui si ricorre all’acclamazione o al consenso tacito. Dove non è possibile il consenso totale, ma solo parziale, la regola della maggioranza impone di considerare come consenso totale il consenso parziale della maior pars, in base alla ovvia constatazione che, se fosse richiesto il consenso totale, non si arriverebbe mai o quasi mai ad una decisione, che è l’obiettivo di qualsiasi collettività. D’altra parte, se fosse richiesto un consenso parziale minore a quello manifestato dalla maggioranza, la decisione non potrebbe essere considerata collettiva nella stessa misura in cui lo è una approvata a maggioranza. In effetti, l’unanimità sminuisce il carattere della collettività, perché gli individui, avendo il liberum veto, agiscono comunque uti singuli. Nel momento in cui si costituisce un gruppo, o si vuole accentuare la collegialità di una decisione, il passaggio dalla 16
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Teoria del voto ed istituzioni: analisi dei criteri di voto del trattato di Nizza e del trattato di Lisbona

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Pacella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della politica
  Relatore: Gianluca Cassese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

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