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Il caso Federico Moccia: le ragioni di un successo che stenta a varcare i confini

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6 Molte lettrici dei romanzi di Moccia sostengono che uno dei punti di forza dei suoi libri è l’aver esaltato in maniera realistica il punto di vista femminile nelle relazioni sentimentali. Questa capacità, secondo l’autore, deriva dalla sua autobiografia: l’aver vissuto in una famiglia composta da molte donne tra sorelle, nonne e zie, gli ha permesso di scrutare dall’interno questa realtà. Per quanto riguarda i suoi genitori, il padre, Giuseppe Moccia, è spesso nominato nelle interviste, mentre non c’è praticamente nessun accenno alla figura materna. Proprio la figura del padre è onnipresente sia nella sua carriera lavorativa, sia nei suoi libri. Afferma, ad esempio, di aver tratto spunto per il suo terzo testo, Scusa ma ti chiamo amore, da un film girato in passato dal genitore, La voglia matta. Grazie a lui, lo scrittore è stato introdotto sin dall’infanzia nell’ambiente televisivo: Giuseppe Moccia, in arte Pipolo, era infatti un celebre sceneggiatore della commedia all’italiana. L’influenza del padre è palese già dalla giovinezza: a diciannove anni, nel 1982, Federico partecipa come aiuto regista al film Attila Flagello di Dio diretto da Pipolo. Ha potuto così, sin da giovanissimo, entrare in una casta chiusa, quella televisiva, dove poi ha continuato a lavorare. Qui, da tentativi di regia è passato alle sceneggiature, dove si è ritagliato un posto tutto suo. Dopo una breve carriera cinematografica nel 1987 con il film Palla al centro (dove recita anche una piccola parte) decide di dedicarsi alla televisione partecipando sia come regista sia come sceneggiatore al telefilm College. Negli anni successivi continuò a scrivere sceneggiature, lavorando per programmi d’intrattenimento come Domenica In. Il ritorno al cinema è datato 1998 con il film Classe mista 3°A, ed il ritorno alla regia, affiancato dalla vecchia conoscenza Paolo Bonolis. Continuò con altre sceneggiature: quella della pellicola di Natura contro e di altri programmi di intrattenimento come Il treno dei desideri e I Cervelloni, che non ottennero, però, i risultati desiderati. La scrittura quindi, come d’altronde sottolinea l’autore in alcune interviste, è sempre stata parte integrante della sua vita e del suo lavoro. A loro volta le opere risentono moltissimo della attività di sceneggiatore e presentano un’impronta fortemente cinematografica 3 . La familiarità con il mezzo televisivo ha forgiato una sua immagine pubblica: in un’intervista afferma che il programma che avrebbe voluto inventare è il Grande così parla l’Italia dei ragazzi, La Repubblica, 06/03/2006, in http://www.repubblica.it/2006/c/sezioni/scuola_e_universita/servizi/moccia/moccia/moccia.html, pagina consultata il 01/10/2007 [In linea]). 3 Vedi il capitolo I. 2. sulle proprietà dell’opera.
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Il caso Federico Moccia: le ragioni di un successo che stenta a varcare i confini

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Informazioni tesi

  Autore: Monica Galassi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere
  Corso: Percorso di formazione umanistica generale
  Relatore: Anna Maria Boschetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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