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Indovina chi viene a pranzo. Strategie di riconoscimento della clientela nei ristoranti romani. Un approccio visuale.

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consapevolezza delle maggiori possibilità e dei maggiori benefici che l’unione con gli altri simili avrebbe prodotto, sviluppando la propensione a cercare la comunicazione ed a controllare e incanalare gli istinti in un’ottica di interesse collettivo. In sostanza quello che voglio dire è che il mangiare nasce come un’azione sociale e collettiva, che vedeva presenti i vari membri del gruppo ed era valida a sancire l’appartenenza ad esso attraverso la partecipazione alla ricompensa (magari in base ai meriti e alle funzioni, con l’emergere della figura del leader), ed era quindi utile per rafforzare la coesione anche perché pratica quotidiana. Mangiare diventava un’occasione sociale, premio da condividere in uno spazio ravvicinato e in un tempo concordato - anche per difendersi dagli altri gruppi di uomini, desiderosi di scippare la preda - e forse ha anche rappresentato uno dei primi metri di giudizio sul proprio ruolo e sul sé (chi non era considerato utile era escluso o mangiava meno). Non era un semplice momento in cui ci si sfamava, era di più: era una manifestazione simbolica di appartenenza, era il riconoscimento alla propria condotta, era il segnale dell’accettazione e dell’inclusione nel gruppo, era l’occasione in cui dimostrare di rispettare le regole e guadagnarsi l’approvazione; un po’ come un banco di prova, dopo aver dimostrato doti magari eccelse nelle altre attività doveva ora assumere comportamenti comunque non prevaricatori per essere promosso. Certo di anni ne sono passati parecchi, ma mi sembra che si sia conservata l’abitudine di consumare il pasto assieme ai membri di uno dei gruppi di cui si fa parte (famiglia, lavoro, amici, etc…) o comunque a preferire questa opzione. E comunque tutti mangiamo in famiglia per i primi anni di vita: ricordo il mio pranzo a casa come un momento solenne, aspettare gli altri per cominciare, tutti insieme con la serotonina che pompava nel cervello grazie ai maccheroni, tutti insieme in pausa, parlare di noi e guardarci negli occhi, il cibo che doveva bastare per tutti, il dire sempre è buonissimo o i piccoli che a Natale avevano un tavolino tutto per loro, separato da quello dei grandi e che gioia quando anche io ne sono entrato a far parte, i loro discorsi e le loro leccornie. Quando si dice la tradizione. Se il mangiare è nato e si è consolidato come azione sociale e manifestazione di appartenenza e ha perciò spinto a privilegiare la condivisione e la compartecipazione con gli altri membri del proprio gruppo all’atto, allora si può ipotizzare che ogni individuo mangiava solamente nella propria comitiva, da cui - automaticamente - ne erano esclusi tutti gli altri? Si mangiava con i propri affiliati e quindi chi mangiava da solo non faceva parte di nessuna claque, non era stato accolto da nessuno, aveva qualcosa che non andava: è azzardato? Il gruppo rappresenta da sempre un’ancora di salvezza e garantisce maggiori potenzialità e quindi un maggiore ritorno in termini di utilità e soddisfazione, soprattutto se ci si riferisce all’approvvigionamento delle risorse 7
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Indovina chi viene a pranzo. Strategie di riconoscimento della clientela nei ristoranti romani. Un approccio visuale.

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Di Eugenio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Francesco Mattioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 145

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