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La donna in al-Andalus: aspetti storici e contemporanei

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11 Se ciò è parzialmente vero, non dobbiamo dimenticarci dei travagliati scontri armati tra cristiani e musulmani nelle terre di nessuno, o del guerriero chiamato Santiago Matamoros, miracoloso evangelizzatore cristiano della Spagna pagana che si contrapponeva all’eretico Maometto (Caretto/ Lo Jacono/ Ventura/ Gabrieli 1983: 39) o del movimento dei “martiri di Cordova”, i quali, approdarono all’estremo gesto del suicidio come dimostrazione di appartenenza all’identità culturale cristiana, rigettando quindi l’identità musulmana. Come ci ricorda Daniel (1979), questo movimento nacque nella Córdoba del IX secolo e si ispirava al supremo ideale dell’ascetismo cristiano, una forma di ribellione nata: dall’odio tipico che una minoranza ha per coloro da cui si sente costretta e soffocata, dall’ostilità di chi appartiene ad una cultura per chi appartiene ad un’altra tradizione e, infine dell’astio di chi ha una certa lingua per chi ne adopera un’altra […]. I martiri di Cordova agirono in una situazione in cui sentirono il bisogno di esplicitare una chiara identità comune a conferma delle proprie certezze religiose. Taluni […] dovettero identificarsi con la comunità cristiana attraverso atti inequivocabili (come il martirio) proprio perché personalmente si trovarono in posizione equivoca. Altri, […] che già appartenevano alla minoranza cristiana in toto, sentirono il bisogno di asserire ugualmente l’identità del gruppo sociale cristiano contro la dominante comunità musulmana (Daniel 1979: 49, 71). Questa ansia di martirio e la conseguente corsa alle delizie paradisiache fu repressa duramente dalle autorità, grazie all’esecuzione, negli anni tra l’851 e l’858, del prete Eulogio, ispiratore principale di questi eventi (Caretto/ Lo Jacono/ Ventura/ Gabrieli 1983: 41). Per quanto riguarda lo stile di vita dei non musulmani, dobbiamo ricordare che esistevano non poche limitazioni sociali per i suddetti. Maometto aveva stabilito di consentire alle genti del libro di conservare la loro religione, purché pagassero imposte di carattere personale e fondiario (Lapidus 1993: 49). La tassazione segnava così una prima, grande differenza, attraverso una diversa condizione economica, detta appunto Jizya 8 . I giuristi l’hanno definita come una sorta di compensazione per l’esclusione di queste persone dalla comunità islamica ed, in particolare, per la loro assenza dalla vita militare. 8 Secondo l’interpretazione normale la jizya non era solo una tassa, ma anche una simbolica espressione di subordinazione. La sottomissione e il tributo all’autorità islamica permisero alle minoranze d’invocare lo status di “persone protette” (Lewis 1991: 32).
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La donna in al-Andalus: aspetti storici e contemporanei

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Chiara Baldini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Silvia Betti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

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