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Un contributo alla validazione italiana del Tom Storybooks

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8 dello sguardo dell’altro; entrambi sono attivi entro i primi 9 mesi di vita e producono rappresentazioni della relazione diadica tra il soggetto e l’oggetto. Tra i 9 e i 18 mesi entra in azione lo Shared Attention Mechanism (SAM), il meccanismo dell’attenzione condivisa che, al contrario degli altri due, consente di rappresentare relazioni triadiche che coinvolgono contemporaneamente il sé/agente, un altro agente e un oggetto, verificando che il sé e l’altro agente facciano attenzione alla stessa cosa. Gli input elaborati dal SAM sono gli output dell’ID e dell’EDD. Il ToMM utilizza i dati del SAM per produrre le rappresentazioni dei diversi stati mentali, organizzandole in una strutturata teoria dell’azione con funzioni sia esplicative che predittive. Riassumendo, secondo i modularisti, la teoria della mente ha una base innata specifica, ovvero è determinata da meccanismi specifici che non appartengono ad altri domini cognitivi; in secondo luogo, il fatto che la ToM abbia una base innata, implica che essa sia parte della nostra dotazione genetica; i moduli vengono poi attivati da fattori ambientali appropriati. Pertanto lo sviluppo dei concetti non può essere spiegato attraverso un processo deduttivo o induttivo, ma deve esistere ab initio, mentre ciò che si sviluppa nell’individuo è la capacità di utilizzarli. E’ interessante notare che i teorici modularisti hanno iniziato le ricerche sulla Teoria della Mente su individui affetti da autismo (Baron-Cohen, Leslie e Frith, 1985; Leslie, 1987), proponendo che i deficit comunicativi dell’autismo fossero il risultato di un danno neurologico proprio al modulo della Teoria della Mente. 1.3.2 La prospettiva simulazionista Secondo l’approccio della simulazione proposto da Paul Harris (1992) i concetti derivano dall’introspezione: la comprensione della mente umana non si fonda su processi di concettualizzazione, ma sulla nostra esperienza diretta della vita mentale e sulla capacità di immaginare noi stessi nella prospettiva di un’altra persona, simulando la sua attività mentale. In quanto esseri umani possediamo stati mentali e dunque non abbiamo bisogno di concettualizzarli, ma semplicemente di sperimentarli: quando si devono attribuire stati mentali ad altri, dobbiamo immaginare quale sarebbe la nostra esperienza mentale si ci trovassimo in quella particolare situazione, e poi attribuire questa esperienza agli altri. Tra gli 8 e i 12 mesi di vita il bambino diventa capace di interagire con gli altri, utilizzando gli oggetti: la tendenza a simulare lo porterà a imitare le azioni nuove compiute dagli altri sugli oggetti. Egli potrà quindi riconoscere l’equivalenza tra le
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Un contributo alla validazione italiana del Tom Storybooks

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Pizzuto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Paola Molina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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