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L'interazione tra fattori genetici e ambientali nelle condotte aggressive e antisociali degli adolescenti: il ruolo del polimorfismo MAOA (monoamina ossidasi-A)

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18 Umani. Gli studi sulle lesioni cerebrali e gli studi di brain imaging suggeriscono che i circuiti neuronali mediatori dell’aggressività reattiva negli umani presentano alcune somiglianze con la rete di nuclei cerebrali controllori dell’aggressività in animali non umani( Davidson et al., 2000; Gregg & Siegel, 2001). Diversi studi hanno riportato un collegamento tra il danno cerebrale a carico della corteccia frontale e l’aumento del comportamento aggressivo (Anderson et al., 1999), risultati concordanti con quelli che riferiscono di individui estremamente aggressivi in modo reattivo, i quali presentano un’attività cerebrale nella corteccia frontale più bassa rispetto alla media( Volkow et al., 1995; Soloff et al, 2003). La corteccia frontale fornisce degli input ai circuiti dell’ipotalamo e all’amigdala che potrebbero promuovere l’aggressività( Davidson et al., 2000). In uno studio clinico, gli individui che sono stati diagnosticati con un “disturbo esplosivo-intermittente” mostrano un iperttività dell’amigdala in risposta a facce arrabbiate, e tale attivazione cerebrale risulta correlata positivamente con i punteggi ottenuti sulla scala LHA (Lifetime History Aggression) . Alcuni studi hanno contribuito ad un approccio integrativo per delucidare i circuiti neuro-biologici che influenzano l’aggressività negli esseri umani, chiamando in causa l’attivazione cerebrale della corteccia prefrontale (PFC) e gli inibitori della ricaptazione selettiva della serotonina(SSRIs). Negli esseri umani sono stati identificati due sottotipi di aggressività: l’aggressività controllata-strumentale e l’aggressività reattiva-impulsiva. L’aggressività reattiva è caratterizzata da un dose eccessiva di impulsività, usualmente associata alla rabbia, mentre l’aggressività strumentale è determinata e orientata ad uno scopo. Il primo sottotipo di aggressività può manifestarsi mediante atti aggressivi improvvisi, crescenti, duraturi e inappropriati, e probabilmente spiega la maggiorparte di problemi di ordine sociale scaturiti da comportamenti aggressivi. La seconda categoria di aggressività si pensa sia regolata dai sistemi corticali superiori noti per il loro effetto mediatore su impulsi di tipo aggressivo. ( Vitello.B. e Stoff, D.M. Subtypes of aggression and their relevance to child psychiatry.J.Am.Acad.Child Adolesc.Psychiatry 36,307-315,1997) scala basata su un intervista utilizzata in ambito clinico per la valutazione generale delle tendenze aggressive negli umani
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Informazioni tesi

  Autore: Anna Sara Botteri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Liborio Stuppia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

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Parole chiave

aggressività
ambiente
condotte antisociali
fattori di rischio
fattori protettivi
g x a
geni
maltrattamento infantile
polimorfismo maoa
trattamento e prevenzione

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