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La migrazione forzata dei rifugiati. Prospettive antropologiche, normativa ed esperienze.

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6 hanno permesso di considerare le diverse dimensioni sociali in cui si situa l’azione del rifugiato, valutandone l’esperienza nel contesto di origine e in quello che segue il displacement, osservando le diverse relazioni sociali in cui è coinvolto, i diversi eventi di cui è protagonista più o meno volontario. Dallo studio di questi testi ha preso forma il primo capitolo, che può essere brevemente indicato come un’introduzione alla figura giuridica, politica, sociale, storica e antropologica del rifugiato. In questo senso sono stati oggetto di particolare attenzione le convenzioni internazionali che disciplinano lo status di rifugiato, la distinzione tra migrazione forzata e migrazione economica, il rifugiato nella storia come oggetto di ricerca antropologica, l’ordine politico mondiale e la crisi dello stato-nazione, le nuove forme di conflitto e la violenza cui sono soggetti i rifugiati, le relazioni di assistenza e d’aiuto a cui sono legati, la precarietà e il senso di sospensione esistenziale che li connotano. Il secondo capitolo (a differenza del primo, che tenta di offrire una rappresentazione generale dell’essere rifugiato nel mondo contemporaneo) si concentra sulla situazione in Italia. Viene presentata la restrizione del diritto d’asilo a livello europeo e nazionale attraverso l’approfondimento della normativa comunitaria e italiana in tema. La trattazione degli aspetti legali della condizione del rifugiato in Italia non intende assumere le pretese di uno studio giuridico, né le sembianze di un discorso in difesa dei diritti previsti dalle convenzioni internazionali, ma piuttosto un momento per poter rendere esplicita la centralità della legge nell’esperienza del migrante forzato. La legislazione italiana prevede tre forme differenti dell’essere rifugiato, migrante forzato: richiedente asilo, titolare di protezione umanitaria, titolare dello status di rifugiato. Anche se in questi casi la migrazione forzata viene riconosciuta giuridicamente, di fatto la loro condizione risulta essere vicina a quella dei migranti che attraversano irregolarmente le frontiere del territorio italiano, una vicinanza che si esprime a partire dagli spazi dei Centri di Identificazione (CI) in cui sono nella maggior parte dei casi “trattenuti”, del tutto simili ai Centri di Permanenza Temporanea (CPT) destinati ai cosiddetti “clandestini”. I CI e i CPT sono entrambi luoghi di restrizione della libertà personale, simboli dell’esclusione degli stranieri dalla cittadinanza nazionale italiana e dal pieno godimento dei diritti civili. La presenza di spazi simbolo dei confini nazionali alimenta una riflessione sui modelli di appartenenza nazionale, sui sentimenti identitari nazionali e sulle idee di uomo e di persona. Secondo Alessandro Dal Lago (Dal Lago 1999, p. 9) “L’umanità viene divisa in maggioranze di nazionali, cittadini dotati di diritti e di garanzie formali, e in minoranze di stranieri illegittimi (non cittadini, non nazionali) cui le garanzie vengono negate di diritto e
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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Fantino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Comunicazione Interculturale
  Relatore: Paola Sacchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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