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La motivazione del provvedimento amministrativo: evoluzione e prospettive

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Nella Costituzione, tuttavia, ci sono due importanti articoli che rappresentano la radice storico-giuridica dell’obbligo contenuto nella rivoluzionaria legge n. 241/1990: gli artt. 97 e 113. Alla fine degli anni settanta, ancora, dottrina e giurisprudenza, individuarono dei casi nei quali la motivazione era necessaria, in virtù della natura del provvedimento o del suo rapporto con l’iter, a pena di annullabilità. Con l’art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241 è stato finalmente generalizzato l’obbligo della motivazione, eliminando, quanto meno in apparenza, la necessità di ricorrere a un sistema classificatorio degli atti per evincere la presenza o l’assenza dell’obbligo di motivare (restano comunque esclusi da detto obbligo gli atti normativi e gli atti a contenuto generale). La novella del 2005 non ha modificato l’art. 3: tuttavia il suo precetto è stato rafforzato dall’integrazione dell’art. 6, lett. e. A proposito dei vizi della motivazione, nell’ordinamento giuridico previgente, in mancanza di un obbligo legale di motivazione, la giurisprudenza era propensa ad inquadrare nel vizio di eccesso di potere le carenze e le lacune della motivazione del provvedimento. L’eccesso di potere è un vizio della funzione amministrativa, riguardante, cioè, l’attività valutativa della P.A. In virtù dell’art. 3 della l. 241/1990, la carenza di motivazione integra, oggi, la violazione di legge, così come i casi di mancanza o di incompletezza dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione; tale vizio colpisce altresì tutti i provvedimenti motivati per relationem che non indichino gli atti da cui risultano le ragioni della decisione, o che non specifichino i modi per accedere agli stessi. Saranno da ritenersi, invece, affetti dal vizio di eccesso di potere gli atti che presentino carenze o incongruità della motivazione differenti da quelle sopra citate (illogicità, contraddittorietà della motivazione). Infine, nel presente lavoro, è stato affrontato il problema dell’attività amministrativa di conferma, dal punto di vista dell’integrazione della motivazione dell’atto amministrativo in corso di giudizio. Il discorso è stato condotto principalmente tenendo in considerazione l’imprescindibile dato della generalizzazione dell’obbligo di motivare, derivante dal dettato dell’art. 3 l. n. 241 del 1990: la giurisprudenza maggioritaria nega l’integrabilità in giudizio della motivazione del provvedimento amministrativo, con argomentazioni che vanno proprio dal richiamo alla lettera di questa norma, alle ragioni di tutela del ricorrente, e che hanno come base la visione tradizionale del processo amministrativo come giudizio sull’atto. 6
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La motivazione del provvedimento amministrativo: evoluzione e prospettive

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Informazioni tesi

  Autore: Rossella Fronteddu
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Francesca Pubusa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

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Parole chiave

art. 113 cost.
art. 3 l. 241/1990
art. 97 cost.
atti amministrativi
carenza di motivazione
integrazione motivazione
interesse pubblico
l. di abolizione del contenzioso amministrativo
l. n. 2248 del 1865
l. n. 241 del 1990
legge proced. amm.vo
motivazione
motivazione successiva
obbligo di motivazione
procedimento
procedimento amministrativo
provv. amministrativo
provvedimento
valutazione atti
vizi della motivazione
vizio di eccesso di potere
vizio di violazione di legge

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