La duplice accezione di ''attendibilità'' del reddito d'esercizio

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4 Per conseguenza, non essendoci alcuna verificazione possibile, la validità della loro determinazione non può che limitarsi ad un giudizio sulle modalità attraverso le quali si è compiuta l’astrazione8. Le quantità astratte, dunque, possono assumere valori e significati diversi in base al- le modalità scelte per effettuare l’astrazione, poiché con essa si realizza l’isolamento del fenomeno osservato da tutti gli altri ai quali risulta avvinto; in effetti, la varietà e la com- plessità dei fenomeni che le quantità astratte vorrebbero rappresentare possono suggerire molteplici differenti modi per separare ciò che, teoricamente, non potrebbe esserlo. Per tale ragione, al variare delle modalità prescelte, mutano inevitabilmente non solo la misu- ra, ma soprattutto la configurazione – cioè il significato – della quantità determinata gra- zie all’astrazione9. Il processo di astrazione compiuto, allora, sarà giudicabile valido solo se esso sia sta- to svolto con rigorosa coerenza rispetto agli scopi prefissati che si è voluto perseguire10. Ecco dunque che le quantità astratte hanno sempre la necessità di essere interpreta- te, non essendo sufficiente conoscerne il “numero” per comprendere il fenomeno dalle stesse sintetizzato11. 8 Secondo Onida possono essere definite quantità astratte quelle che «... non esprimono alcuna realtà in se stessa esistente e obbiettivamente accertabile nel presente o nel futuro: quantità configurate in funzione di date astrazioni e di date ipotesi di determinazione e che hanno senso e sono “vere” non già in assoluto, ma in relazione solo a quelle astrazioni ed a quelle ipotesi». PIETRO ONIDA, Economia d’azienda, Utet, Torino, 1968, p. 558. 9 «Le quantità astratte, quali, ad es., il costo di distinti prodotti o il reddito di singoli esercizi, varia- mente isolati nel tempo e nello spazio, possono presentare configurazioni e misure diverse secondo i cri- teri e le astrazioni che si accolgono nella loro determinazione». PIETRO ONIDA, La logica e il sistema delle rilevazioni quantitative d’azienda, Giuffrè, Milano,1970, p. 24. 10 Sembrano molto pertinenti, a questo riguardo, le parole di Colletti, il quale osserva che «... il nu- mero dell’economia aziendale non è il numero della matematica, né il numero della statistica [...] né quello di altre discipline; esso è “analisi” e “sintesi” di giudizi, ed ha significato solo in considerazione del significato che si vuole attribuire a quei giudizi: quindi è l’espressione quantitativa di concetti economico- aziendali, che acquistano consistenza nella relatività delle determinazioni operate nel complesso e coor- dinato divenire aziendale». NICOLA COLLETTI, Il numero in economia aziendale, Abbaco, Palermo, 1954, p. 16. 11 «Anche in riferimento ad un particolare fenomeno economico, in una data impresa, considerata in un determinato momento, quanti mai significati possono avere le stesse cifre, e in quante mai cifre può trovare espressione il fenomeno? Il numero, nelle nostre discipline, non fa che restituirci sotto altra for- ma quanto ad esso affidammo, non potrà mai dirci alcuna cosa che noi stessi in esso non avemmo rac- chiusa». LORENZO DE MINICO, Lezioni di ragioneria. I fondamenti economici della rilevazione del reddito, Pironti editore, Napoli, 1946, pp. 82-83.

Anteprima della Tesi di Davide Terio

Anteprima della tesi: La duplice accezione di ''attendibilità'' del reddito d'esercizio, Pagina 4

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Davide Terio Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

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