Fedra e l'Usignolo. Riscrittura del mito nel teatro di Timberlake Wertenbaker e Sarah Kane

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illetterate che non hanno imparato a pensare in termini logici, ma è complementare al pensiero logico-razionale. In una società illetterata il pensiero mitico è una necessità poiché serve per conservarne la cultura. Il mito, in breve, era una sorta di filosofia primitiva che iniziò ad essere messa in dubbio già in epoca arcaica, quando si cominciò a cercare delle spiegazioni razionali alla realtà. Ciò che salvò i miti dall‟oblio furono i poeti antichi, che trasformarono questi racconti orali in narrazioni scritte: magicamente i miti divennero poesia. Nel mondo antico il genere che forse meglio si prestò ad accogliere e a valorizzare queste storie e a trasmetterle alla gente, fu la tragedia. Il teatro divenne allora un momento di incontro fondamentale poiché non solo riuniva tutta la comunità ma consolidava il sistema democratico della polis di Atene del V secolo a. C. I grandi tragediografi Eschilo, Sofocle e Euripide ripresero queste storie che trovavano già pronte nel patrimonio culturale e sociale della comunità. Proprio perché appartenevano ad un lontano passato e non erano immediatamente verificabili (“Laddove non si può sapere nulla di vero, la menzogna è permessa”6), potevano riraccontarle e modificarle di volta in volta. Essi rielaborarono i miti all‟interno del genere tragico, creando già agli albori del teatro, un sorprendente labirinto di varianti dello stesso racconto (ne sono un esempio Medea e Edipo). Per i poeti antichi i racconti mitici risultavano affascinanti perché racchiudevano già quelle caratteristiche che Aristotele nella Poetica proponeva come fondamentali per la tragedia, ovvero che l‟eroe o l‟eroina “patissero o facessero cose terribili”7 e perché narravano eventi straordinari ed avevano connotazioni eccezionali. L‟autore “metteva in luce un‟emozione, una spiegazione, un significato che nessuno prima di lui aveva colto. Si sviluppò così una specie di distanza, di distacco dal soggetto, che sembra aver contribuito ad accrescere la grandezza della tragedia e a conferirle una dimensione particolare. In essa, un‟azione è usata soltanto come linguaggio, con cui il poeta può esprimere ciò che lo commuove o lo urta.”8 I racconti mitici avevano anche la caratteristica di essere particolarmente cruenti, narrando di eventi colmi di orrori che stravolgevano l‟uomo nelle sue emozioni profonde. I grandi poeti del V secolo a. C., tramite la tragedia, contribuirono a rendere ancora più violente le vicende esemplari delle due famiglie di eroi dominanti, gli Atridi e i Labdaciti, fautrici delle più atroci brutalità. Anche Aristotele nella Poetica indicava agli autori tragici di scrivere opere dove i drammi si producono “fra persone che sono amiche fra di loro, oppure nemiche, oppure 6 Hans Blumenberg, Il futuro del mito, Medusa Edizioni, Milano, 2002, p.73. 7 Aristotele, Poetica, Mondadori, Milano, 1999, 1453 b. 8 Jacqueline De Romilly, La tragedia greca, Il Mulino, Bologna, 1996, p.20.

Anteprima della Tesi di Francesca Duranti

Anteprima della tesi: Fedra e l'Usignolo. Riscrittura del mito nel teatro di Timberlake Wertenbaker e Sarah Kane, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Duranti Contatta »

Composta da 228 pagine.

 

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