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Tucidide e Platone - La crisi della città tra storia e filosofia della politica

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questo, analizzerò anche alcuni punti della parte storica pura, per vedere se sarà possibile rinvenirvi tracce di una visione personale anche nell'uso strumentale di alcuni episodi, come ad esempio la peste di Atene, per avvallare un'opinione politico- filosofica. In ogni caso, l'affresco che Tucidide dipinge nel suo capolavoro è sicuramente a tinte molto fosche, e vi si può leggere una profonda sfiducia sulla natura più profonda dell'essere umano. La guerra, infatti, smaschera la “natura necessaria” dell'uomo, una natura fatta di “volontà di potenza” innata, tenuta a freno in tempo di pace, e a fatica, dalla coercizione delle leggi. Il conflitto era stato in grado di “vanificare l'illusione (alla maniera protagorea) di una città per sempre pacificata e coesa grazie all'acquisizione della <virtù politica>”4. Dunque “l'impresa propria dell'intera civiltà greca, culminata nell'esperienza ateniese, di costruire una comunità politica, la polis, omogenea al proprio interno, esente da conflitti […] sembrava giunta al fallimento”5. Una conflittualità endemica avrebbe per sempre afflitto l'umanità, e sarebbe stata causata dalla pleonexia, il desiderio di prevaricazione e di “avere di più”, insito nell'individuo. Su questo punto Platone e Tucidide convergono, ma mentre per lo storico la pleonexia è un tratto naturale insito nel carattere dell'uomo, con cui si dovrà sempre venire a patti, per il filosofo è semplicemente un prodotto storico dell'educazione. La natura umana non è un dato di fatto immutabile, ma anzi, può essere plasmata e corretta grazie all'opera benefica di una giusta educazione. Tale giusta educazione avrebbe avuto il compito principale di correggere il “peccato originale” della natura umana: la concezione che solo la pleonexia avrebbe potuto assicurare la felicità all'uomo (una volta raggiunto il proprio oggetto). Compito dei “medici della città” sarebbe dunque stato quello di dimostrare che l'autentica felicità, nonché la tanto agognata pace sociale avrebbe potuto essere garantita non dalla pleonexia ma dalla giustizia. Al tema della giustizia è dedicata l'intera Repubblica, l'opera di Platone cui farò maggiore riferimento, vero e proprio cuore nevralgico del pensiero politico di Platone, nonché punto di raccordo e di svolta nella sua opera. Nella possente struttura del dialogo i temi già trattati in precedenza da altri dialoghi trovano il loro posto in un gigantesco puzzle che andrà a costruire la visionaria kallipolis. La Repubblica sembra infatti svelare per la prima volta quale fosse realmente lo scopo del pensiero platonico: la rifondazione completa della città e dell'uomo sulla base di una rinnovata concezione di giustizia. Non solo, l'elaborazione della città e dell'uomo giusto, sono il frutto di un pensiero che abbandona la confutazione socratica, un porre domande e insinuare il dubbio fine a sé stesso, senza che vi fosse alcuna visione 4 Mario Vegetti, Quindici lezioni su Platone, Einaudi, Torino, 2003, p.87. 5 Mario Vegetti, op. cit., p.86. 9
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Tucidide e Platone - La crisi della città tra storia e filosofia della politica

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Rella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Giovanni Giorgini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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